Il metodo 5W + 1H e i domestici di Kipling

5W + 1H a prima vista può sembrarti una formula chimica, in realtà rappresenta una lista di domande in inglese: What? Why? Who? Where? When? and How?.

Porsi questa serie di domande è un metodo molto utile per definire la cause di un problema e trovare una soluzione. Si tratta di uno strumento indispensabile nella cassetta degli attrezzi del pensiero creativo, ed è uno dei pilastri del problem solving. Qualcosa di molto simile alla famosa regola delle 5W usata nel giornalismo per raccontare una storia.

In sintesi, questa tecnica ti serve per

  • risolvere un problema
  • trovare alternative a una soluzione
  • valutare il potenziale di un’idea

Rispetto a tecniche creative dai nomi roboanti e ricche di procedure articolate (o incasinate, a seconda dei punti di vista) , qui è tutto molto semplice. E, di solito, le cose semplici sono le migliori. Se a prima vista ti può sembrare banale rispondere a 6 domande se un problema specifico, scoprirai che è invece un modo di procedere molto efficace.

5W + 1H: chi lo ha inventato?

Indossiamo i panni di Alberto Angela e facciamo due passi nella storia. Se è vero che la regola delle 5w è molto nota nel mondo anglosassone, è anche vero che filosofi e oratori dell’antichità greco-romana strutturavano già le loro argomentazioni rispondendo a delle domande precise.

Tommaso d’Aquino, oltre mille anni dopo, fissa 8 elementi fondamentali per descrivere un’azione: che cosa, quando, dove, perché, quanto, in che modo, con quali mezzi. Come vedi, nessuno inventa qualcosa da zero.

Il metodo 5W + 1H è anche chiamato metodo Kipling, in onore del grande scrittore britannico (hai presente la raccolta Il libro della Giungla?) che ha composto una poesia per accompagnare il racconto “L’elefantino curioso” nel suo libro Storie proprio così.

La poesia inizia così (traduzione mia):

Ho sei domestici sinceri che mi hanno insegnato tutto quello so; i loro nomi sono Cosa e Perchè e Quando e Come e Dove e Chi.

I keep six honest serving-men They taught me all I knew; Their names are What and Why and When And How and Where and Who.

– Ruyard Kipling –

Fine di questa versione tarocca di Ulisse – Il piacere della scoperta.

Alberto Angela“Non provare a tirarmi in mezzo solo per dare brio a un post in cui non c’entro niente.”

5W + 1H: le 5W

Farti delle domande ti obbliga a mettere in gioco le tue credenze e il tuo punto di vista rispetto a qualcosa. Seguire l’iter di questo metodo, inoltre, ti aiuta a procedere in modo ordinato, affrontando tutti gli aspetti che ti servono per entrare “dentro” la questione.

Più riuscirai ad approfondire i dettagli, articolando nel modo più completo possibile le risposte, e più otterrai un quadro ampio delle situazione che vuoi analizzare. Arricchirai la tua mappa con un numero crescente di elementi. E più ne avrai a disposizione (senza esagerare, il troppo stroppia), e più diventerà facile trovare idee creative.

Passiamo ora alle 5W, con qualche esempio.

  1. Cosa (What): definisci qual’è il problema che vuoi affrontare. Cosa vuoi migliorare? Quale aspetto crea problemi? Cosa funziona?
  2. Perchè (Why): cerca di capire o immaginare i motivi che causano un problema, o generano una situazione, così come perché si usano già certe soluzioni. Perchè si è sempre fatto così? Perchè succede A dopo B? Perchè questo funziona in certe situazioni e in altre no?
  3. Chi (Who): definisci chi si può occupare del problema. Tu? Un tuo socio? Qualcuno che conosci a cui proporre una collaborazione? Se stai valutando 2 idee alternative, chi fa cosa?
  4. Dove (Where): considera il luogo dove si colloca il tuo problema. Dove accade quella situazione che vuoi risolvere? Dove la si può risolvere?
  5. Quando (When): considera anche le variabili temporali. Quando succede quello che osservi? Quando può essere risolto? Quando si creano determinate condizioni?

Naturalmente questi sono solo esempi. Alle diverse W si può rispondere in modo diverso. La situazione cambia se vuoi cercare un guasto, se vuoi trovare un’idea alternativa, se vuoi studiare le caratteristiche di una situazione specifica (ad esempio studiare una app per la consegna a domicilio di pizze), e via dicendo.

Non è nemmeno necessario seguire l’ordine che ho scritto. Puoi saltare da un punto all’altro, fino ad arrivare alle risposte complete. Vedilo come un processo circolare, dove più volte torni in un punto per completarlo con ulteriori dettagli.

5W + 1H: l’H

Ora hai le idee più chiare. Le 5W ti hanno illuminato (magari) ed è il momento di pensare all’azione. H sta infatti per How, cioè “come”. E quindi: come intendi risolvere un dato problema? Come si può fare meglio dell’esistente?

Non solo. Come fanno gli altri che hanno già trovato una soluzione? Come si può usare quello che apparentemente c’entra poco nella situazione che stai analizzando? E via dicendo. Anche qui le domande e le risposte possono variare all’infinito.

Insomma, per chiudere il cerchio, devi domandarti:

  • come puoi applicare tutto quello che è emerso con le 5 domande
  • come puoi applicare tutto il resto che hai a tua disposizione

Varianti di W e di H

Il metodo 5W + 1H è estremamente flessibile. Puoi variare le domande e renderle più specifiche. Ad esempio, puoi rispondere a un elenco di where? diversi. Se stai progettando un prodotto, potresti avere un dove produrre alcuni componenti, un dove vendere il prodotto, un dove fare pubblicità e altro ancora.

Allo stesso modo, puoi ipotizzare diversi how per arrivare alla tua soluzione. Definisci così delle alternative che valuterai in un secondo momento.

5W + 1H: consigli per usarlo

Non ti nascondo che trovo questa tecnica un piccolo miracolo. Chiunque può applicarla con successo, in un range che varia dal chiarirsi le idee fino a progettare qualunque cosa (un romanzo, una campagna media, un prodotto, un servizio, un’innovazione, ecc.).

Una volta che hai raccolto tutte le risposte, le puoi organizzare in una mappa mentale per arricchire visivamente il tuo lavoro e scoprire più facilmente connessioni tra gli elementi che stai valutando. Addirittura, puoi già rispondere alle domande allestendo una prima mappa mentale che riordini in un secondo momento.

Insomma, puoi fare quello che ti pare. Ricordati, però, di seguire alcune linee guida fondamentali:

  • rispondi a tutte le domande
  • rispondi in modo onesto e senza censure preventive
  • non dare per scontato alcune domande, sono tutte importanti
  • orienta le risposte verso osservazioni concrete
  • prenditi il tempo per rispondere (magari lasciando riposare le risposte per qualche giorno)
  • formula domande precise
  • fai attenzione al peso che dai ai dettagli (alcuni possono essere irrilevanti)
  • ricordati di riorganizzare il materiale che raccogli (ad esempio usando le mappe mentali)

Conclusioni

Il metodo Kipling (così ha un nome meno asettico di 5W + 1H) ti permette di seguire un iter logico per scomporre il tuo problema in ambiti più ristretti. Così, diventa più semplice concentrarsi sui singoli aspetti senza farsi travolgere dalla grandezza del problema. Sai come si sgretola una montagna? Un pezzo alla volta, diceva mio nonno.

Rispondere alle domande non deve però confonderti sulla finalità della tecnica. L’obiettivo non è tanto arrivare a una risposta, quanto piuttosto esplorare un tema e arricchire la tua conoscenza. Per questo motivo non devi finire il tuo compitino il prima possibile, con una serie di risposte scontate che non ti portano da nessuna parte.

Un’unica domanda può essere più esplosiva di mille risposte.

– Jostein Gaarder –

Più tempo ti prenderai per rispondere, e più allargherai la risposta, e più aumenterai le connessioni che faranno scattare la scintilla creativa.


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