Brainstorming: le idee dopo la tempesta

Di brainstorming ne avrai già sentito parlare, è un termine piuttosto popolare nelle aziende e salta fuori ogni volta che serve trovare un’idea. In questo post faccio un punto sul metodo e su come utilizzarlo in modo più consapevole (per aiutarti a non buttare in caciara la tua prossima seduta creativa).

Ora vediamo come funziona, poi entriamo nel dettaglio con qualche suggerimento pratico e infine un po’ di spazio ai dubbi sull’efficacia della tecnica in alcune circostanze (mio nonno direbbe che non è tutto oro quello che luccica).

Una definizione di brainstorming

Hai presente quelle volte in cui non sai più dove sbattere la testa? Quando hai poco tempo per pensare ma ti serve presentare un’idea? Bene, il brainstorming può aiutarti o comunque è un buon punto di partenza.

E’ probabilmente la tecnica più famosa e più utilizzata per generare idee creative in gruppo (ma puoi anche usarla da solo). Se l’inglese non ti piace e preferisci una traduzione in italiano, il termine suona come tempesta di cervelli, cervello in tempesta o assalto mentale (ok, ma senza esagerare, non siamo in guerra con nessuno).

Il campo di applicazione è potenzialmente infinito. Dalla didattica al management, dalla ricerca allo sviluppo di prodotti, ecco un assaggio:

  • sviluppare idee per campagne di comunicazione e pubblicità
  • creare o migliorare prodotti e servizi
  • proporre soluzioni tecniche a partire da un problema (ad es. recuperare una nave incagliata sulla costiera)
  • scrivere un romanzo o una sceneggiatura, comporre una canzone o una poesia, ecc.
  • sviluppare un business plan
  • sviluppare un corso di formazione
  • sviluppare e gestire un progetto complesso
  • sviluppare un videogame

La tecnica nasce a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso grazie ad Alex Osborn, pubblicitario e saggista di New York, che sviluppa un sistema per rendere le riunioni di lavoro più produttive e capaci di generare idee nuove.

Osborn capisce che un grosso vincolo é la censura (spontanea o gerarchica), così fonda il suo metodo sulla partecipazione libera e spontanea, in modo che ognuno possa proporre soluzioni anche (momentaneamente) assurde per risolvere uno specifico problema.

Il significato di brainstorming è tutto nei meccanismi con cui viene condotta la riunione. Ora li vediamo.

1) Liberi e selvaggi

Ognuno, dato un tema specifico o problema da risolvere, è libero di ragionare in modo completamente spontaneo e positivo. Nel pieno della tempesta, non esistono idee sbagliate o impossibili da realizzare. Attenzione però

  • a non sbragare andando completamente a casaccio (puoi dire qualunque qualcosa, ma uno straccio di idea in testa lo devi avere)
  • a non trasformare un ambiente rilassato e divertente in una chiacchierata improduttiva al bar.
  • a non prolungare per troppo tempo la sessione.

L’obiettivo é produrre qualcosa di utile allo scopo per cui ci si è seduti ad un tavolo.

2) La reazione a catena

Il brainstorming nasce per la creatività di gruppo, sfruttando la stimolazione reciproca tra i partecipanti alla riunione. Se io dico una cosa, a te ne viene in mente un’altra e così via. Se poi non ho un’idea diversa dalla tua, posso comunque riprenderla, rielaborarla oppure combinarla con quello che hanno detto gli altri.
Nel caso tu sia da solo, la libera associazione di idee ti ispirerà ad esplorare strade meno immediate.

3) La quantità di idee

Il metodo è orientato a produrre il maggior numero possibile di idee. Tipicamente si compila una lista finale, che prende forma durante il processo scrivendo su una lavagna oppure attaccando dei foglietti alla parete. E’ importante che le proposte siano sempre visibili da tutti, in modo da non trascurare i le prime o non concentrarsi troppo sulle ultime.

4) La quiete dopo la tempesta

E’ il momento di valutare nel dettaglio il risultato finale, iniziando a organizzare il materiale raccolto e a farsi la domanda “e adesso cosa ce ne facciamo?”. Qualcosa lo tieni e lo approfondisci, qualcos’altro lo butti (tieni comunque una traccia scritta, perchè un giorno magari ci torni su e proprio da quel dettaglio nascerà la tua illuminazione).

Come usare il brainstorming

Ora che a grandi linee abbiamo capito che cosa sia, ecco alcuni consigli pratici che puoi applicare per ottenere risultati migliori, prima e durante il processo.

Fatti delle domande

Chi, come, cosa, perché, quando, dove. Prima di iniziare a mitragliare idee, definisci con cura il problema che vuoi affrontare e osservalo da più punti di vista possibile. Più conosci un oggetto e più idee ti verranno in mente a riguardo.

Fai una cosa fatta bene, prenditi il tempo necessario per scrivere una risposta per ogni domanda e aggiustala fino a quando non ti convince. Non pensare, compi un’azione fisica, perché mettersi a scrivere ti aiuta a concentrarti e a focalizzare le idee (e non avere fretta, anche qui i preliminari fanno la differenza).

Usa le mappe mentali

L’obiettivo, ti ricordi, é generare tante idee, non un’idea perfetta pronta all’uso. Durante la tempesta, mentre le idee cadono a grappoli (beh, te lo auguro), arriva anche la necessità di organizzarle. Una semplice lista è meglio di niente, però la nostra mente preferisce le immagini alla parola scritta. Le mappe mentali (mind map per te che ami l’inglese) ti aiutano proprio in questo, permettendoti di dare un’organizzazione grafica al tuo campo mentale, stabilendo dei collegamenti tre le idee che hai e aiutandoti ad associarne di nuove.

Puoi procedere in modi diversi, ad esempio

  • iniziando a mettere al centro il tuo problema e costruendo attorno la rete di idee mano a mano che emergono
  • lasciando spazio alla tempesta e organizzando la rete in un secondo momento, oppure alla fine del brainstorming.

Nella mappa puoi anche usare colori diversi per evidenziare gli elementi o i tipi di relazione, stabilendo quindi delle linee con cui interpretarla.

Ti lascio un piccolo trucco per quando avrai finito la tua mappa. Se hai il tempo, lasciala riposare qualche giorno, poi riprendila e inizia a disegnarne una nuova. Mentre la ricopi qualcosa potresti cambiarlo, aggiungere idee ancora migliori o intravedere collegamenti inaspettati.

Gioca con le parole e con le immagini

Parti da una parola e inizia a scrivere il mondo che le ruota attorno, ad esempio

  • tutti i termini che a quella parola appartengono, ad esempio per “cane”: pelo, cuccia, biscotto, zampe, coda, ecc.
  • le situazioni in cui la tua parola chiave è protagonista: il cane gioca con un pallina, tu che porti a fare una passeggiata il cane, il cane prende un legno e te lo riporta (non certo il mio cane, nemmeno se lo corrompo con dei biscotti)
  • tutti i termini opposti, ad esempio “cane” e “gatto”.

Quando hai un buon numero di parole inizia a combinarle e a stabilire delle associazioni. La stessa cosa la puoi fare con le immagini.

Di queste tecniche associative ne esistono molte varianti, che a partire da un meccanismo di fondo comune (definire un gruppo di elementi e stabilire delle connessioni) ti guidano poi nell’organizzare e scegliere quello che hai prodotto.

Recita una parte

Molte ottime idee nascono nel momento in cui ti metti nei panni di un altro, ad esempio il tuo cliente. Gli esperti lo chiamano “gioco di ruolo”, quando ti cali in un ruolo e inizi a comportarti come se stessi seguendo un copione.

Vivendo la realtà di un altro si scoprono molte cose, questo è il segreto di molte intuizioni. Il gioco di ruolo però spesso si gioca in modo superficiale e in una situazione innaturale (due persone in una stanza). Molto diverso è invece avere l’opportunità di entrare veramente in una situazione specifica.

Se vuoi fare un prodotto per cuochi, ad esempio, hai bisogno di capire bene quello di cui hanno bisogno, quali strumenti usano, quali sono i problemi che hanno e il modo in cui li risolvono. Stare dentro le situazioni e in mezzo alle persone ha un valore inestimabile. Lo sai anche tu, le idee che sembrano perfette a tavolino spesso non si adattano al mondo reale.

Il brainstorming è utile o inutile?

Per parlare seriamente di brainstorming, più che sapere la definizione serve capire quando il meccanismo si inceppa.

Almeno una volta nella vita ti sarà capitato di fare parte di una tempesta di cervelli. Che impressione ti ha fatto? Ti racconto la mia esperienza. Per me non sempre è stato utile, anzi a volte si è rivelato una perdita di tempo, mia e delle altre persone che hanno partecipato. Altre volte invece è andata benissimo.

Quindi? Non voglio confonderti le idee (beh, forse un po’ sì). Cerco solo di farti un quadro completo, raccontandoti anche il famoso rovescio della medaglia.

Non sono un mistero le numerose critiche alla pratica di riunirsi in gruppo e lasciare libero sfogo a quello che passa per la testa.

Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano come all’interno di un gruppo possono formarsi:

  • dei meccanismi di conformismo molto forti (e quindi addio creatività)
  • un senso di deresponsabilizzazione
  • delle oggettive difficoltà a superare i blocchi inibitori (possono anche dirti che sei libero di esprimerti, e che non ci sarà alcun giudizio, ma magari stai zitto comunque perché ti senti in imbarazzo o applichi un’autocensura radicale a quello che pensi).

Non è nemmeno così facile organizzare una riunione che dia risultati concreti.

Per far funzionare bene il brainstorming bisogna conoscere l’obiettivo che si vuole raggiungere prima di entrare in riunione, in modo da valutare delle ipotesi e avviare un confronto tra idee che non siano del tutto improvvisate. Vale soprattutto per problemi complessi, dove serve ragionare con calma.
Il gruppo deve poi essere formato da persone con mentalità e ruoli diversi, in modo da ridurre il rischio di pensare tutti alla stessa cosa (e di trovarla sensazionale).

Se poi lavori da solo, potresti spingerti troppo lontano, trovandoti davanti a molte opzioni “deboli” che non meritano la tua attenzione e il tuo lavoro. Può sembrarti una contraddizione, ma serve una certa abilità a scegliere qualcosa senza però chiudersi strade promettenti.

Serve esperienza. Più usi una tecnica e maggiori risultati ottieni, imparando a sfidare te stesso in modo sempre più efficace e produttivo. La filosofia di fondo di questo blog è appunto imparare a “coltivare” la creatività, facendo esperienze e costruendo un passo dopo l’altro l’attitudine verso il pensiero creativo.

Allora che ci facciamo con questo metodo: lo teniamo o lo buttiamo?

Il nodo centrale della teoria, secondo me, è molto sensato e facilmente riscontrabile nella vita di tutti i giorni. La censura sociale e un eccesso di critica affondano le idee, e questo è un fatto.

A proposito della creatività, un noto psicologo americano diceva:

Nella maggior parte dei casi si smarrisce, o resta seppellita, o viene inibita a mano a mano che l’uomo si lascia assimilare nella civiltà.
– Abraham Maslow –

Io credo che valga la pena tenersi il brainstorming, ricordandone il significato più nobile, conoscendone però i limiti per non abusarne. Come dicevo in apertura di questo post, si tratta di un buon punto di partenza per generare idee. In ogni caso, lavorando in gruppo o da soli, sappiamo quali sono i rischi che si corrono: conformismo, distrazione, scarsa qualità delle proposte, possibili perdite di tempo e così via.


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