6 modi per celebrare un fallimento

A nessuno piace fallire. Eppure, succede di continuo e non sempre è un dramma. Negli Stati Uniti si dice fail fast, fail often, che suona come un invito a testare subito se un’idea funziona, migliorandola dove si inceppa per portarla al successo. Un fallimento, però, può anche essere la parola fine a un progetto irrealizzabile. Amen. E’ l’occasione per passare ad altro dopo aver imparato la lezione.

Il fail è uno strumento molto utile nelle mani di creativi e innovatori. Anche i più grandi geni sono passati attraverso degli insuccessi. Anzi, sono proprio gli inciampi che li hanno resi grandi, permettendo loro di migliorare le loro opere. Ben vengano, quindi, i fallimenti. Ecco che cosa si intende per celebrarli. Senza dimenticare, però, il rischio di abusarne e trasformarli in una lunga scia di disastri.

E quindi?

Se hai una grande idea, dovrai per forza correre dei rischi. E quando corri dei rischi, aumentano le probabilità di fallire. Da qui non si scappa. Arriverà sempre il momento in cui dovrai affrontare il fallimento. Tanto vale fare una bella scorta di coraggio e buon senso. Ecco 6 suggerimenti per celebrare un fallimento.

1) Essere onesti

Te lo hanno detto fin da quando andavi alle scuole elementari. Non raccontare bugie, agli altri ma nemmeno a te. La cosa migliore da fare è ammettere l’esistenza di un problema, che poi è l’unico modo per risolverlo davvero. Un difetto di progettazione in un prodotto, un capitolo di un romanzo che fa pena, una campagna pubblicitaria fuori target, sono tutte cose che hanno dei segni premonitori. Spesso ce ne rendiamo conto da soli, ma per stanchezza/orgoglio/mancanza di preparazione ci passiamo sopra. Così, da un piccolo fallimento ci muoviamo di corsa verso uno più grande.

2) Ricominciare da capo

Mettere in discussione le cose è uno dei segreti della creatività. E vale anche per quello che abbiamo appena finito di costruire o progettare. Mantenere un occhio critico è fondamentale per analizzare un fallimento.

Quando qualcosa non funziona, un trucco può essere ricominciare da zero, tentando una strada diversa. Alla fine, se anche questa nuova strada non funzionerà, avrai già esplorato due alternative e sarai pronto per la terza. E così via. Ci sono scienziati che hanno impiegato anni per arrivare alla scoperta che li ha portati al Nobel. Mai arrendersi: dicesi anche resilienza.

3) Stabilire un piano

Capita che il fallimento arrivi come un pugno nello stomaco. Tanto che riprendi fiato, approfittane per elaborare una strategia per gestire la situazione. Ad esempio, domandati: con quello che so, e con i risultati che ho ottenuto, cosa posso fare? Qual’è la prima azione concreta? E la seconda? Un buon piano di azione riduce il rischio di franare in un disastro di proporzioni bibliche.

In generale, bisogna definire una strategia prima di iniziare qualunque progetto o impresa. Oltre agli obiettivi ambiziosi, un buon piano contiene anche la voce “soluzioni in caso di guai”.

4) Contestualizzare

Ho scritto “contestualizzare” perché ora non trovo un modo migliore per dire di non farsi prendere dallo sconforto. Come già detto, anche i migliori falliscono, e il loro segreto è imparare la lezione in fretta. Bisogna dare il giusto peso alle cose. I progetti “sono falliti”, non le persone. Anche se a volte tendiamo a dimenticarlo, è da quando eravamo bambini che impariamo per prove ed errori. Crescendo, alcuni di noi coltivano un’immagine di adulto infallibile che può portare all’immobilismo. Il terrore di sbagliare, e quindi di essere messi in ridicolo, è una bestia che si imbizzarrisce in fretta. Può spingere a lavorare sodo, come può annientare ogni slancio creativo.

5) Raccogliere feedback

Il fallimento è una grande opportunità per studiare quello che non funziona. E’ come vedere sul cruscotto dell’auto una spia rossa e ragionare sul da farsi. Fare esperimenti e chiedere opinioni (soprattutto a gente competente e che apprezza quello che stai facendo) è la base da cui ripartire dopo un passo falso. Spesso, commettiamo degli errori per mancanza di informazioni, e quando le cose vanno storte possiamo scoprire molti dettagli preziosi.

Nota: un pizzico di umiltà rende le richieste di feedback uno strumento molto potente.

6) Andarci piano con le celebrazioni

Sbagliare è umano, continuare a fare cazzate però è preoccupante. Qui torniamo al punto 1: essere onesti. Soprattutto con sé stessi. Se è vero che il fallimento è la chiave del successo, è anche vero che bisogna essere sicuri di aver fatto tutto al meglio. Sottovalutare un problema, oppure lavorare in modo sciatto, non hanno niente a che vedere col prendersi un rischio in modo consapevole.

Photo credit: nguyentuanhung.


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