Parliamo di scienza, ovvero come annoiare gli artisti

Conosco persone sinceramente appassionate di arte che storcono il naso a sentir parlare di scienza. Formule, numeri, test di laboratorio, cosa c’entreranno mai con la creatività? A prima vista, infatti, la scienza sembra un mondo rigido e asettico, un territorio raggiungibile solo con un serioso approccio razionale.

Nell’immaginario comune, il pensiero creativo è più tipico degli artisti che degli scienziati. E non è così. Siamo, ancora una volta, nel campo degli stereotipi.

Razionalità vs Creatività

O sei razionale, o sei creativo. Fine della discussione. Mai sentito nessuno spaccare in due il mondo in questa maniera? E’ una semplificazione che equivale a giudicare una persona da come si veste. E non sto parlando di moda o di stile. Trasportando questo giudizio sommario nel campo della creatività, suonerebbe più o meno così: se porti abiti colorati e pettinature stravaganti, ok, puoi conseguire il patentino di creativo, altrimenti sei più il tipo che gioca a scacchi ed era bravo in matematica alle scuole medie.

Per fortuna, la realtà è molto più complessa di così. L’essere umano stesso è più complesso di così. Certo, ci sono le affinità e le inclinazioni. Però, tornando al concetto di stereotipo, spesso si ha una scarsa conoscenza di cosa sia la creatività e di come funzioni. Il musicista e lo sviluppatore software, il pittore e il matematico (giusto per fare qualche esempio), si assomigliano molto di più di quello che si possa pensare. In sintesi: ognuno è creativo a modo suo.

La maggior parte delle professioni, per essere svolte in modo eccellente, richiedono metodo e creatività. Vale per il ragioniere come per la rockstar. L’artista ispirato, ma senza disciplina e senza una solida preparazione tecnica, di solito raggiunge solo risultati mediocri. Disciplina e tecnica, guarda caso, sono anche le basi su cui vengono costruite le scoperte scientifiche. Tuttavia, non sono gli unici ingredienti. Senza un briciolo di intuizione, di capacità mettere in discussione le regole, anche qui avremo soltanto risultati mediocri. Arte e scienza non sono mondi poi così distanti.

Scienziati e artisti: due menti diverse?

Abbiamo già detto che esiste la tendenza a riconoscere come “creativi” i grandi scrittori, i poeti, i pittori, i designer e così via. A prima vista, potrebbe sembrare che la loro mente funzioni in modo differente rispetto agli altri grandi nelle loro professioni. Potrebbe essere questo assetto mentale “particolare” che li ha fatti diventare artisti e non gli ha permesso di distinguersi in campo scientifico?

Nancy Coover Andreasen, neuroscienziata e neuropsichiatra statunitense, ha condotto delle interessanti ricerche sui processi mentali di artisti e scienziati. Avvalendosi delle tecniche di neuroimaging, ha analizzando la loro attività cerebrale. Risultato? Artisti e scienziati usano il cervello in modo molto simile. Entrambi, dimostrano significative attivazioni delle aree legate alle emozioni e alla capacità di immaginare. Entrambi, quindi, sono dotati di una spiccata sensibilità e di un’immaginazione molto ricca. Da queste caratteristiche, probabilmente, derivano la passione sconfinata che hanno per il loro lavoro e l’intuito che dimostrano nel trovare soluzioni creative.

La creatività nella scienza

Che si tratti di scrivere una nuova canzone, sviluppare un prodotto o determinare una legge fisica, il punto è sempre lo stesso: “vedere” un problema o un’opportunità. Mettere in discussione l’esistente, infatti, è il primo passo per creare qualcosa di nuovo. Definire un problema in un modo, piuttosto che in un altro, è determinante per arrivare alla soluzione. Serve uno sguardo fresco per allargare i confini del sapere, nell’arte come nella scienza.

Qualsiasi sciocco dotato di una certa intelligenza può rendere le cose più complicate. Ci vuole un tocco di genio, e molto coraggio, per procedere in direzione opposta.

– Albert Einstein –

Dopo, arriva il momento della raccolta delle informazioni. Anche qui, ci sono molti modi per procurarsele. La capacità di muoversi in settori diversi, combinando dati e approcci che possono sembrare molto distanti tra loro, è un ulteriore tassello del pensiero creativo. Serve il tocco di genio di cui parlava Albert Einstein, oppure la curiosità che ha contraddistinto Richard Feynman.

Stabilire connessioni nuove e impreviste tra i materiali a disposizione, poi, è la miccia che accende l’intuizione. Tra l’altro, davanti a problemi complessi, considera che serve una certa abilità nel scegliere e scartare le informazioni. Quello che viene scartato ritenendolo inutile, qualcun altro potrebbe trovarlo fondamentale. E viceversa.

Siamo in una giungla in cui apriamo un cammino per tentativi, costruendo una strada alle nostre spalle mentre procediamo.

– Max Born –

Se vuoi ripassare le tappe del processo creativo (preparazione, incubazione, illuminazione, realizzazione), puoi leggere qui.

La regola per qualunque tipo di creatività

In conclusione, più che parlarti di creatività e razionalità, ti ricordo quello che mi ripeteva mio nonno: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Banale, forse, ma è il nocciolo della questione (in campo artistico, imprenditoriale, scientifico). Tutti possiamo avere delle idee creative, ma la differenza la fa chi le mette in pratica. Sennò siamo nel campo delle buone intenzioni, dicesi anche aria fritta.

Ottenere qualcosa che funzioni (anche artisticamente), e che per di più sia utile, non è affatto scontato. Serve la capacità di andare avanti nonostante tutto, sapendo però anche quando occorre fermarsi per dedicarsi ad altro. Trasformare un fallimento in un successo è l’ennesima caratteristica del pensatore creativo, e la puoi ritrovare nell’arte, nella scienza così come nella vita di tutti i giorni.


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