La differenza tra determinazione e ostinazione

C’è un confine sottile tra la determinazione e l’ostinazione. Non vogliono dire la stessa cosa ma un pò si somigliano. Eppure, le due parole descrivono due atteggiamenti molto diversi, anche se è facile confonderli oppure oscillare da un estremo all’altro senza accorgersene.

Che sia importante raggiungere un obiettivo, non ci piove. Dipende però dal “come” e dal “perché” lo si raggiunge. Capito questo, e interrogandosi su come ci si sta muovendo verso la propria meta, si possono raggiungere grandi risultati. Nella creatività come in qualunque altro aspetto della vita.

E quando dico “grandi” non intendo in termini numerici, di successo o di fama. Conta anche quello, non dico il contrario, ma sono un contorno che può disturbare parecchio, catapultandoci lontano dall’obiettivo. Insomma, confondere il fine con il mezzo è un attimo.

Determinazione vs Ostinazione: che cosa sono

Definiamo il campo del discorso, sennò ci confondiamo. Per me, che non sono la Treccani, determinazione significa fare tutto il possibile per raggiungere il proprio scopo. Soprattutto, quando si è tentati di lasciar perdere. Ostinazione, invece, è fissarsi su qualcosa è portarlo avanti a testa bassa.

Poi c’è un altro aspetto interessante. La determinazione ammette di essersi sbagliata e prova ad aggiustare la rotta, mantenendo un atteggiamento fluido. L’ostinazione, per quanto sia ammirevole per tenacia, non molla di un centimetro la propria posizione. Entrambe si trovano spesso difronte agli ostacoli duri da superare, ma l’ostinazione non riesce a farsi la domanda “e se stessi sbagliando qualcosa?”.

La determinazione, inoltre, dopo aver buttato sudore e fatica in un progetto senza risparmiarsi, è disposta ad abbandonare. L’ostinazione no: il suo mondo è quell’obiettivo e senza si sentirebbe persa. Se la prima ne approfitta per ricavare qualcosa di utile anche dal fallimento, la seconda ne esce travolta e abbattuta.

Mettiamoci pure la motivazione

Nel nostro dialogo tra determinazione e ostinazione, mettiamoci anche un terzo protagonista: la motivazione. Ora ti dico come la penso. Per raggiungere un obiettivo bisogna essere motivati e attrezzati per farcela. Segnati questo: “attrezzati per farcela”. Puoi volere una cosa fino a sfinirti, ma non basta. Sollevo sempre un sopracciglio quando sento qualcuno dire che vince chi ha voluto una cosa più degli altri. Meglio dimenticarsi questi slogan logori, a meno che tu non sia uno che ci campa rifilandoli a degli sprovveduti.

La motivazione è importante, ma non è sufficiente. Vederla come unica protagonista è una visione semplificata della realtà, dove si crede che con abbastanza motivazione si possa “controllare” quello che ci circonda fino a piegarlo alla nostra volontà. Eh, magari fosse così! Siccome è una sciocchezza, si ricorre poi alle frasi “beh, hai fallito perché non eri abbastanza motivato”. Una scusa buona per ogni stagione. Diciamo che se sei motivato e attrezzato hai buone probabilità di influenzare un contesto a tuo favore. Buone probabilità non significa certezza. Vuol dire che il fallimento è previsto come evento possibile e in parte al di fuori del proprio controllo. Che non è una scusa per arrendersi subito. Piuttosto, un invito a ragionare seriamente su come gestire gli intoppi.

Cosa voglio dire con attrezzato? Un po’ di tutto. Una parte dell’attrezzatura la puoi costruire, ad esempio con l’esperienza e l’esercizio. Qui la motivazione è importante, a patto di poter contare anche su risorse di qualità (ad esempio un buon allenatore, un consulente preparato, un socio onesto). Un’altra parte è invece oltre le tue possibilità.

Potrebbe essere che un atleta più forte fisicamente vince contro uno più debole, anche se il secondo si è allenato di più. Potrebbe essere che un’invenzione mediocre si afferma perché l’inventore trova soldi sufficienti per realizzarla e promuoverla. Potrebbe essere, ok faccio l’ultimo esempio, che una squadra blasonata gioca male eppure ne supera una meno titolata che ci ha messo l’anima. Ingiustizia? Non sempre, magari la squadra blasonata ha molta “testa”, ha più esperienza e sa come gestire chi ci mette più “gambe”. E poi ci sono gli eventi avversi. Un infortunio, un problema tecnico, una qualunque difficoltà imprevista che anche con tutta la buona volontà non si può superare. Parafrasando Arrigo Sacchi: per vincere servono attenzione, pazienza e fortuna.

Per vincere ci vuole och, pazienza e bus de cul.
– Arrigo Sacchi –

Certo, senza una grande motivazione non si va da nessuna parte e non si riesce nemmeno ad attrezzarsi per raggiungere uno scopo. Però, come primo passo per allontanarsi dall’ostinazione e spostarsi nella più sana determinazione, è bene imparare a essere obiettivi e con i piedi ben piantati a terra. Dare il massimo non significa picchiare la testa contro un muro e stupirsi che non crolli.

Determinazione vs Ostinazione: chi vince?

In questo post non ho fatto un grande mistero sulle mie preferenze. Si è capito che per me vince la determinazione? Direi proprio di sì. Soprattutto, perché la determinazione è un atteggiamento aperto al cambiamento. L’ostinazione no. Determinati e ostinati fanno fatica entrambi, però non si ottiene qualcosa solo facendo fatica. Bisogna metterci la testa, direbbe mio nonno.

Una persona determinata si dedica al suo lavoro con passione ed esplora tutte le alternative possibili. Riesce a prendersi dei momenti di pausa per valutare quello che sta succedendo. Si fa delle domande, insomma. Ha la forza di proseguire nel suo progetto attraversando molte difficoltà, ma ha anche la forza di abbandonarlo se si rivela una cantonata. E’ una persona che si evolve.

Una persona ostinata è anch’essa appassionata, però è rigida. Diciamo pure ossessiva. Insiste ripetendo sé stessa. E’ talmente concentrata che si perde il contorno, che potrebbe tornargli utile ed aumentare le sue possibilità di successo. Non vede perché è accecata dal suo obiettivo. Ha la forza di proseguire un progetto, comportandosi però come un naufrago aggrappato a una tavola di legno in mezzo alle onde. E’ una persona caricata a molla che corre in un tunnel infinito.

Secondo te, quale delle due persone è più creativa? Quale delle due prenderà decisioni scomode? Considera che tutti, almeno una volta, siamo stati ostinati. Allo stesso modo, in altre situazioni o nella stessa, abbiamo dimostrato determinazione. L’importante è capire la differenza e osservarsi mentre si agisce.

In conclusione

Oggi la conclusione non la voglio fare io. Lascio parlare Richard Bach, pilota di aerei e brillante scrittore americano.

«Che differenza c’è tra dedizione e ostinazione?» «Be’» rispose «direi che chi è dedito è in sintonia con la vita, mentre chi è ostinato no!»

– Da “Le storie dei furetti. Alla ricerca dell’ispirazione.”, Richard Bach –


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