Innovazione: l’età non conta

L’età non conta, chissà quante volte l’avrai sentito dire. Poi ti guardi in giro e sembra che tutti i grandi innovatori abbiano fatto qualcosa di importante prima dei 35 anni. Facebook su tutti, nasce dalla creatività di un ragazzo poco più che ventenne.

Non so quale sia la tua età, ma ti suggerisco di smettere di sbuffare pensando che per te ormai sia troppo tardi (onestamente, non so nemmeno se sbuffi). Ci sono talenti esplosi giovanissimi, ed esistono anche quelli che in inglese si chiamano late bloomers, cioè le persone sbocciate tardi.

L’età giusta per innovare

Nell’innovazione, esiste un’età in cui diventiamo più prolifici?

Benjamin F. Jones, un economista, si è fatto una domanda simile nel 2010. Per rispondere, ha verificato i dati anagrafici dei Premi Nobel del secolo scorso. I risultati della sua indagine sono poi stati pubblicati nella prestigiosa Review of Economics and Statistics.

La conclusione è piuttosto netta: l’età del colpo di genio è fissata tra i 34 e i 37 anni. A questo punto, ci sono 2 riflessioni da fare.

  1. Un Premio Nobel, per quanto sia un riconoscimento prestigioso, non viene assegnato a tutti i geni. Anzi, è come dire che un calciatore è un campione solo dopo aver ricevuto un Pallone d’Oro. Figurati!

    La storia del premio è costellata di esclusioni eccellenti, e non manca mai qualche sospetto di favoritismo di un genio rispetto a un altro. Scegliere il migliore lascia sempre qualcun’altro in un angolo. Capita ovunque, a tutti i livelli, dal Premio Nobel fino al concorso della ragazza più carina durante le feste di paese.

    Non solo. Molti imprenditori straordinari, giusto per fare un esempio, non verranno mai invitati a Stoccolma per diventare gli eredi dei grandi scienziati del passato.

  2. Il peso dato alle scoperte scientifiche, o alla produzione di capolavori artistici, in questo premio è fondamentale. L’innovazione, come sai, nasce però spesso dal miglioramento di quello che esiste già.

Naturalmente, non sto buttando nel cestino il lavoro Jones. La sua ricerca riguarda l’esplosione del talento, non tanto l’innovazione in sé. Diciamo che, visto quanto interesse ha suscitato (viene citata spesso e l’hanno ripresa giornali e testate di tutto il mondo), meritava di essere valutata con attenzione anche su questo blog.

L’età degli startupper

Vediamo cosa succede in Italia nel mondo delle startup, forse l’ambiente più strombazzato come palcoscenico di giovanissimi talenti. Bene, lascia da parte gli stereotipi: serve qualche capello bianco per dare vita a un’impresa innovativa.

Una ricerca del 2015, condotta da Italia Startup, ha rilevato che gli startupper hanno nel 66% dei casi un’età compresa fra i 30 e i 49 anni. Gli over 50 sono invece il 14,4%, mentre gli over 60 il 3,8%.

Se preferisci, solo il 16% (circa) degli imprenditori innovativi ha meno di 30 anni. Questo dovrebbe far riflettere su come sia possibile inventarsi un lavoro anche a 50 anni. Non succedo solo nella Silicon Valley, dunque.

In questo articolo de Il Sole 24 Ore, vengono citati anche gli studi del Global Entrepreneurship Monitor, secondo cui nella fascia di età 55-64 anni si trova il 14% della nuova imprenditorialità.

Anche per innovare e rompere con il passato, sembra quindi necessario avere una certa esperienza. Servono competenze e abilità manageriali che non si improvvisano. Del resto, il percorso che parte dalla generazione dell’idea e arriva alla sua realizzazione è piuttosto lungo e difficoltoso. Non tutti sono in grado di concretizzare un progetto. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, direbbe mio nonno.

Non è mai troppo tardi

Non sto nemmeno a elencarti tutte le volte che ho sentito dire “lo farei se solo fossi più giovane”, oppure “ormai è troppo tardi per me”. A volte resto sbalordito nel vedere che sono ragazzi di 28 – 30 anni a considerarsi ormai sul viale del tramonto.

Alcune persone muoiono a 25 anni e non sono sepolte fino ai 75.

– Benjamin Franklin –

Abbiamo già visto che l’immagine del “ragazzino” che smanetta con i computer, e diventa miliardario, non corrisponde allo standard. Certo, ci sono i talenti precoci, e alcuni sono entrati nella storia: Steve Jobs e Bill Gates, Mark Zuckerberg oppure Larry Page e Sergey Brin (giusto per citarne qualcuno).

Tuttavia, è sbagliato pensare che sia troppo tardi per ottenere il successo che ci si merita. Come se esistesse un limite oltre il quale si scade come un barattolo di yogurt. La realtà ci dimostra invece il contrario.

Basandosi sulle biografie dei CEO e dei fondatori delle più importanti aziende del mondo, Anna Vital ha disegnato questa infografica per Funders and Founders. Come vedi, l’età per iniziare qualcosa non conta più di tanto, anche se il valore medio è fissato attorno ai 35 anni.

Non è mai troppo tardi: infografica di Anna Vital

La versione interattiva la trovi qui.

La creatività che se ne va

Sfatiamo un altro mito. La creatività non decade mentre passano gli anni. Pablo Picasso, ad esempio, ha dipinto opere fondamentali fino in tarda età. Ma non è l’unico caso. Thomas Edison ha trascorso una vita intera a inventare senza sosta, Charles Bukowski (esempio perfetto di late bloomer) ha ottenuto importanti riconoscimenti solo alla soglia dei 50 anni, e potrei continuare ancora.

Vuoi un esempio più frivolo? George Clooney era un perfetto sconosciuto fino all’età di 33 anni, quando ha iniziato la serie E.R. Da quel momento sono trascorsi ancora alcuni anni, e diversi film, prima che il suo nome si affermasse nel jet set internazionale.

La creatività può addirittura crescere mentre si avanza negli anni. Si accumulano esperienze interessanti e si conoscono persone con cui avviare progetti. Oppure, le infinite ore di applicazione a un problema diventano sufficienti per accendere la lampadina delle idee geniali.

L’età più bella

A questo punto ti faccio una domanda: lo sai qual è l’età più bella?

“Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha giorno per giorno”, risponde Bruno Cortona, il personaggio interpretato da Vittorio Gassman nel film Il Sorpasso.

Essere innovativi è un’attitudine, non un fattore anagrafico. Aziende come Facebook o Google, per fare i soliti esempi, sono nate da menti giovanissime che ormai hanno raggiunto una certa maturità. Sono dei colossi che assomigliano nelle dimensioni e nei fatturati ai grandi gruppi dell’industria tradizionale. Eppure, continuano a essere protagoniste dell’innovazione.

Il loro successo nasce da questo. Dopo la prima idea si sono date da fare per trovarne una seconda, poi una terza e continueranno a farlo anno dopo anno.


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