Come i feedback aiutano l’innovazione: il metodo Pixar

L’innovazione, quella che riesce a lasciarci a bocca aperta, si muove a tentoni e un feedback ha il potere di illuminare la scena. Attenzione: tentoni non è una brutta parola, tranne quando diventa “muoversi a casaccio”. Tentoni è non avere tutte le informazioni a disposizione e quindi fare un esperimento o chiedere un’opinione per saperne di più. Ottenere un feedback aiuta a dare un valore agli sforzi e alle strategie che stai usando. Quello che hai fatto funziona? Bene. Non funziona? Bene lo stesso. Anche da un risultato negativo si può imparare molto.

Chi fa innovazione ha bisogno di feedback. Anzi, ci campa. Altrimenti, resta un sognatore. Un innovatore, tra le tante cose, lo si distingue anche dalla fame di risposte positive/negative che ha. La persona che si chiude in una stanza e, dopo giorni di reclusione, ne esce con un capolavoro fatto e finito è soltanto uno stereotipo. Oppure un caso raro, o il progetto non è innovativo né complesso. Assomiglia molto di più all’innovatore, invece, la persona che ha bisogno di chiudersi in una stanza per creare ma che esce spesso per mettere in discussione il suo lavoro.

A questo proposito, ti racconto cosa succede negli studi di Pixar, un’azienda che fonda il suo successo sulla creatività e l’innovazione.

Passare da schifo a non schifo

Ed Catmull, tra i fondatori della Pixar, ha raccontato nell’autobiografia Creativity Inc. come nascono le idee dietro a successi come Toy Story, Alla ricerca di Nemo, Up e moltri altri. Nonostante Pixar sia una delle fabbriche di sogni più grandi al mondo, con risorse e talenti incredibili, le difficoltà da superare non mancano. E’ lungo e tortuoso il percorso che va dall’idea iniziale fino alla realizzazione del film. Trama, personaggi, dialoghi, inquadrature, tutto viene passato al setaccio e messo in discussione fino ad arrivare a una storia convincente ed emozionante.

All’inizio i film Pixar non sono belli: il nostro lavoro è farli passare da schifo a non schifo. Noi crediamo sinceramente nel valore di sostenersi a vicenda, di darci feedback sinceri e tentare continuamente: rifare, rifare e ancora rifare, finchè una storia difettosa non trova la sua strada o un personaggio piatto la sua anima.

– Ed Catmull da Creativity Inc. –

I feedback del Braintrust

In Pixar la raccolta di feedback è istituzionalizzata in quello che chiamano Braintrust, una tipologia di meeting dove avvengono due cose importanti:

  • tutti possono dire la loro opinione
  • tutti hanno interesse nel costruire insieme un nuovo successo

Fin qui, niente di diverso da molti altre riunioni. Nel Braintrust, però, tutte le persone che partecipano sono competenti (danno quindi feedback professionali e motivati) e, soprattutto, non hanno autorità. Chi riceve il feedback è libero di gestirlo come meglio crede. Gli viene messa davanti agli occhi un’incongruenza nella storia, oppure un punto debole, e poi spetta a lui risolverlo.


Una seduta del Braintrust.

Pixar ha molta fiducia nella capacità dei suoi creativi di risolvere i problemi, ma sa che a volte chi lavora a un film non riesce a “vederli”. Quando si è troppo concentrati su qualcosa, o troppo affezionati, si perde la visione di insieme. E il risultato finale ne risente.

Ed è per questo che i feedback vengono scambiati in un clima che, usando le parole di Catmull, è protetto e accogliente. Viene valutata l’idea, non il regista o il team creativo. Il “dolore” che può provocare una critica viene attutito e indirizzato verso un successo condiviso. Il compito del Braintrust è usare la sincerità per migliorare un’idea e non per distruggerla (o peggio per mortificare chi riceve l’opinione).

Alla ricerca della sincerità

Lo sappiamo tutti: un feedback, per essere davvero utile, deve essere sincero. Sai perché viene ripetuto ovunque questo concetto ovvio? Perchè molto spesso la verità resta fuori dalle sale riunioni. Oltre a saper dare un’opinione, bisogna anche saperla ricevere, e non tutti sono pronti a sentirsi dire le cose come stanno. Chi si prende la responsabilità di dire al re che è nudo? Hans Christian Andersen lo descrive bene nel fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”, dove i sudditi per compiacere il sovrano lodano il suo vestito “invisibile”.

Se c’è più verità nei corridoi che nei meeting, avete un problema.

– Ed Catmull da Creativity Inc. –

Prima di iniziare a raccogliere i feedback, è quindi importante mettere tutti nelle condizioni migliori:

  • chi esprime la propria opinione può farlo liberamente
  • chi riceve l’opinione deve essere aperto al confronto

Poter parlare liberamente non significa buttare sul tavolo qualunque cosa passa per la testa e nemmeno tentare di “ferire” chi ascolta (sopra un certo livello, la competizione può annientare un gruppo). Allo stesso modo, essere aperti al confronto non significa rinunciare alla propria idea.

E quindi? Catmull ci viene in soccorso dicendo che l’obiettivo del feedback è soltanto far avanzare il progetto. Tutto quello che non raggiunge questo obiettivo, va tenuto fuori dalla discussione.

Da dove arrivano i buoni feedback

Prima ho detto che uno dei segreti di Pixar è raccogliere il parere di persone competenti. Accedere al Braintrust, però, non è una faccenda legata al ruolo scritto su un biglietto da visita. Il requisito è uno solo: quanto la persona può aiutare a risolvere lo specifico problema. Dal tirocinante al CEO, dal receptionist all’esperto di tecnologia, tutto possono essere coinvolti.


Un gruppo di creativi dopo una riunione in Pixar.

L’importante è che ci partecipa sia in grado di far pensare gli altri in modo più intelligente e che abbia a cuore il successo del progetto. Servono persone empatiche. Basta un “questo non mi piace” o un “questo non funziona” per rovinare tutto. Tutte le idee, anche le migliori, nascono fragili e per crescere hanno bisogno di un ambiente protetto. Possono anche essere messe da parte se non funzionano, ma sempre in un clima collaborativo. Il meccanismo dei feedback funziona soltanto quando c’è rispetto e fiducia reciproca tra chi parla e chi ascolta.

L’innovazione e il metodo Pixar

In Pixar hanno riserve infinite di talento e creatività, ma Catmull ci ha dimostrato come non sia sufficiente. Senza Braintrust, i film sarebbero meno belli. Funzionerebbero meno bene. Non ci sarebbero i cinema pieni di bambini e di adulti in attesa di vivere per due ore un immaginario che riesce quasi sempre a stupire.

Il segreto è tutto nel perfezionamento continuo a cui sottopongono l’idea iniziale. Ed è un lavoro che coinvolge molte teste, unite verso un unico scopo. Anche se lo usano per costruire storie, il loro approccio può essere applicato a qualunque progetto. Ogni innovazione che raggiunge il successo segue un percorso simile, fatto di prove e di errori, di cambi di opinione, di feedback positivi e negativi. Chiunque voglia creare qualcosa di innovativo può prendere ispirazione da quello che succede nell’azienda californiana.

Photo credit: Pixar Place Signage by Matt Witmer .


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