Genio e sregolatezza: non cadere in tentazione

Esiste davvero un legame tra genio e sregolatezza? La tentazione di unire creatività e follia, genialità ed eccesso, è forte. Un po’ per via del sempreverde fascino dell’ideale romantico del genio, un po’ perché sono esistiti personaggi di grande talento che hanno avuto una vita esagerata.

Oggi ti racconto il significato, vero o presunto, di uno degli stereotipi più duri a morire nel mondo della creatività.

Genio e sregolatezza: una questione di DNA?

I ricercatori dell’azienda biofarmaceutica deCode hanno effettuato uno studio, pubblicato su Nature Neuroscience, che ha evidenziato un legame biologico tra le psicosi e gli individui particolarmente creativi.

Dopo aver esaminato i dati medici e genetici di 86.000 islandesi, è stata dimostrata una relazione tra la combinazione di alcune variazioni genetiche e il rischio di sviluppare disturbi mentali. Quando questi risultati sono stati applicati a 1000 persone che per lavoro svolgevano attività artistiche (scrittori, musicisti, attori, ballerini, ecc.) è emersa una maggior frequenza di queste varianti genetiche, e di conseguenza un maggior rischio di sviluppare schizofrenia e disordini bipolari. Il successivo confronto con i dati delle popolazioni di Olanda e Svezia ha dato ulteriore conferma a questa scoperta.

C’è però un “però” in questa faccenda. David Cutler, genetista della Emory University che non ha partecipato alla ricerca, ha commentato diversamente i risultati. Le variazioni genetiche trovate nello studio islandese rappresentano circa 1/20 dei fattori di schizofrenia e “spiegano” una porzione infinitesima, circa 1/250, delle abilità artistiche di un individuo. La predisposizione dei creativi, per quanto sia riscontrabile, ne esce così molto (ma molto) ridimensionata.

Esistono altri studi, tuttavia, che puntano con decisione sulla follia genetica dei pensatori creativi. Vedi ad esempio le conclusioni di Dean Keith Simonton, psicologo dell’Università della California, oppure quelle di Szabolcs Kéri, psichiatra dell’Università Semmelweis di Budapest.
Oppure, gli studi citati dalla CNN in un articolo dal titolo emblematico: il lato oscuro della creatività.

Il problema di fondo, comunque, è sempre lo stesso. Quanto sono forti le correlazioni di cui stiamo parlando? Tanto, poco oppure boh?

La scienza non è arrivata a un parere unanime. Per Kay Jamison della Johns Hopkins Medical School, per citare un altro studioso “a favore”, la follia “accende” la creatività. Gli esempi per confermare la tesi non mancano: Virginia Wolf, Vincent Van Gogh, Ernest Hemingway. E cosa ne facciamo di (tanti) altri grandi artisti che invece non hanno mai manifestato disturbi?

Sesso, droga e rock’n’roll

Parlando di sregolatezza, non può certo mancare una parentesi sull’abuso di droga e alcool. La musica e l’arte vantano una carrellata infinita di personaggi che sono caduti nella dipendenza e si sono rovinati (prima come persone, poi come artisti). Alcuni, addirittura, hanno visto l’alterazione come una compagna “necessaria” per produrre capolavori. Una specie di medicina per curarsi dalle tendenze a deprimersi e ad angosciarsi, che bloccherebbero il flusso creativo.

A prima vista può sembrare evidente la correlazione tra musica e droga, come tra alcolismo e letteratura. Sarebbe però interessante allargare il campo e considerare la creatività non solo legata agli ambienti artistici. Scienza e imprenditoria innovativa, ad esempio, sono professioni meno creative? Gli stili di vita degli architetti è quelli delle rockstar possono essere paragonati? Direi proprio di no. La correlazione, quindi, inizia a scricchiolare.

L’ambiente in cui si esercita la propria creatività, probabilmente, ha un’influenza sottovalutata nei comportamenti autodistruttivi. E’ probabile che, come tutti gli esseri umani, anche i geni imitino i loro simili. Se sei circondato da persone che stimi, o da cui vuoi essere stimato, che si concedono una bottiglia di vodka al giorno, aumentano le probabilità che ti farai un goccetto anche tu.

Genio e sregolatezza: follia o stravaganza?

Molti comportamenti stravaganti non hanno niente a che vedere con i disturbi psicologici e nemmeno con l’apertura mentale. Mettersi i calzini di due colori diversi, o degli abiti sgargianti, sono soprattutto delle trovate per distinguersi. Così come rifiutare regole insensate e dire quello che si pensa non è virtù dei pazzi, ma delle persone coerenti (e non è necessario essere geniali).

Genio e sregolatezza può anche diventare un gioco fine a sé stesso. L’interpretazione di un ruolo ben codificato dalla nostra cultura, che perde di fatto ogni spontaneità creativa. Il genio un po’ matto e l’artista maledetto sono entrati da tempo nel nostro immaginario collettivo, diventando uno stereotipo ricorrente. Artisti e scienziati, a volte, sono i primi che faticano a liberarsene.

Genio e sregolatezza: una bella storia

Creatività e disagio non sono due volti della stessa medaglia. O meglio, esistono dei punti di contatto, ma non sufficienti per farne una legge. Il fatto che Pablo Picasso abbia sofferto di depressione, ad esempio, credo che c’entri poco con la creatività. C’entra di più con il fatto che tutti gli esseri umani attraversano momenti difficili (e qualcuno reagisce meglio di qualcun altro).

La coppia genio e sregolatezza prende spesso le forme di una narrazione della creatività, diventando quasi uno standard da rispettare. Rende tutto più verosimile e coinvolgente. Da una rockstar ci aspettiamo uno stile di vita sopra le righe, oppure una rovinosa caduta verso il basso. Ci resteremmo un po’ male se scoprissimo che va a letto presto e che a Capodanno gioca a tombola. Essere “cattivi esempi” diventa così una regola da rispettare, che segue canoni consolidati nel tempo (come una tradizione), perdendo di fatto ogni riferimento alla sregolatezza.

La follia vera, come la schizofrenia, è invece un baratro molto meno divertente, e che di solito non si esibisce con orgoglio in pubblico.

Genio e regolatezza

Sì, hai letto bene: regolatezza senza s. A prescindere dalla genialità, i risultati creativi arrivano con metodo e dedizione. Non esistono scorciatoie. Anzi, è probabile che la sregolatezza sia un limite che frena il talento, non una miscela che accende la creatività. Allo stesso modo, una follia incontrollabile impedisce a chiunque di lavorare.

Se è vero che alcuni capolavori sono nati nei periodi bui della vita di grandi talenti, è anche vero che sono comunque il frutto di anni di applicazione alla propria disciplina.

Non voglio, e non mi interessa, farne un discorso morale, ma credo che la sregolatezza non renda migliore un’opera. La canzone Lucy in the Sky with Diamonds può anche essere nata da un viaggio lisergico, ma è stata composta da un musicista preparato e scrupoloso come John Lennon, aiutato da un altro perfezionista come Paul McCartney. Passando alla letteratura, non bisogna dimenticare che le poesie raccolte in Illuminations di Arthur Rimbaud (autore maledetto per eccellenza) sono il risultato di ore e ore di lavoro a una scrivania.

E non bisogna nemmeno associare alla creatività ogni comportamento stravagante. Richard Feynman che suona il bongo in un night club è semplicemente un accademico che non vuole ammuffire confinandosi nelle aule universitarie. Oppure, se Albert Einstein girava senza calzini era perché stava bene così. Stop. Tante persone hanno piccole abitudini bizzare, ma non ci facciamo caso oppure non ce ne frega niente.

Lasciarsi sedurre dal mito “genio e sregolatezza” porta a valutare qualcuno o qualcosa a partire da un preconcetto. Che venga usato per celebrare o per condannare, resta comunque uno stereotipo poco utile.


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