Perchè giocare a scacchi fa bene al cervello

Se non hai mai voluto spostare una torre o un alfiere in vita tua, spero di farti cambiare idea. Oggi ti parlo di come gli scacchi migliorino le facoltà mentali, ma vorrei soprattutto farti apprezzare questo gioco. Credimi, ti puoi divertire. E questo, per me, vale di più del fatto che giocare a scacchi fa bene al cervello e alla creatività. Muovere i pezzi sulla scacchiera è molto di più di un training mentale.

Ovvio, ti dico così perché è un gioco che mi appassiona. Non sono certo, però, tra quelli che sanno giocare davvero bene. Mi riferisco ai giocatori che usano strategie avanzate e hanno una conoscenza profonda del gioco (cioè, studiano e giocano con regolarità).

Qualunque sia il tuo livello, la buona notizia è che non è necessario essere un Maestro per scoprire i benefici degli scacchi.

Premessa: come imparare a giocare a scacchi

Questa parte, che puoi saltare andando al prossimo paragrafo, la scrivo perché molti scansano questo magnifico gioco solo perché non sanno come approcciarlo. Oppure, quando lo hanno fatto, ne sono rimasti delusi.

Il mio primo impatto con gli scacchi è stato da bambino. Rovistando in un cassetto mi sono ritrovato tra le mani una scacchiera, dei pezzi e un vecchio manuale. I pezzi mi sono piaciuti subito e li ho disposti a casaccio sulla scacchiera (per me, più o meno, era come giocare coi soldatini). Poi ho iniziato a sfogliare il manuale e non ci ho capito quasi niente. Schemi, codici astrusi (la notazione algebrica) e piccole immagini sbiadite mi hanno stufato in fretta. C’è voluto ancora qualche anno, e soprattutto mio fratello che mi ha spiegato le regole base, per fare la mia prima partita.

Se al posto di un libro per giocatori esperti avessi trovato un manuale per principianti, le cose forse sarebbero andate diversamente. Ad ogni modo, la mia passione si è accesa quando mio fratello mi ha spiegato le regole, poi mi ha guidato nelle prime partite e infine mi ha trasmesso le basi di strategia.

Se non conosci nessuno che ti possa insegnare, qualcuno che sappia trasmetterti entusiasmo perché adora raccontarti di pedoni e aperture, fatti un giro nel circolo di scacchi vicino a casa tua. Ce ne sono ovunque e di solito accolgono a braccia aperte gli aspiranti giocatori. Imparare le regole, senza appassionarsi, non ti porterà lontano in questo gioco.

Bene, ora parliamo di scienza e di cervello.

Principianti vs Esperti: cosa succede al cervello giocando a scacchi

Che giocare a scacchi faccia bene al cervello è dimostrato, però è anche vero che la magia avviene solo giocando con continuità (i miracoli senza impegno non sono materia di questo blog). Mi riferisco, in particolare, ai benefici per la memoria.

Un team di ricercatori tedeschi ha studiato l’attività cerebrale di giocatori di diverso livello, scoprendo notevoli differenze tra i principianti e i giocatori di alto livello. I primi, infatti, cercano la mossa migliore analizzando di volta in volta quello che succede, attivando soprattutto il lobo temporale mediano (codifica delle novità). Gli esperti, invece, sfruttano anche la memoria a lungo termine per confrontare il loro sapere con quello che sta succedendo sulla scacchiera. Motivo? Un giocatore esperto ha immagazzinato pezzi interi di partite, fatte di combinazioni e varianti. Inoltre, si muove seguendo una strategia. Durante la partita, quindi, attiva più aree cerebrali contemporaneamente, tra cui quelle dedicate alla memoria e alla pianificazione (pensieri che guidano l’azione in vista di un obiettivo). Se te lo stai chiedendo, si tratta delle cortecce frontale e parietale.

Giocare a scacchi rende più intelligenti?

Nessuno nasce intelligente o stupido. Certo, ci sono persone più dotate di altre. Spesso, però, le persone ritenute poco intelligenti sono solo poco allenate “a usare” il cervello, oppure credono poco nelle loro abilità mentali. Tutto qui. Il cervello come muscolo da allenare è un’immagine un po’ abusata ma rende molto bene l’idea. In questo senso, gli scacchi sono un’ottima forma di allenamento per potenziare le tue abilità mentali.

Che non significa che diventerai un genio giocando 8 ore al giorno. I grandi campioni sono molto intelligenti, ed è un fatto, ma probabilmente lo sarebbero anche senza giocare a scacchi. Stiamo parlando di persone che rappresentano quella minoranza di popolazione dotata di abilità eccezionali in termini di memoria, logica e ragionamento complesso. Giocare a scacchi ha solo reso ancora più eccellenti le loro facoltà.

Un discorso un po’ diverso va fatto per i bambini. Diversi studi hanno dimostrato un incremento di Quoziente Intellettivo nei bambini che giocavano con continuità a scacchi per un periodo di tempo abbastanza lungo.

Che dire, il dibattito è aperto e un punto fermo è difficile da raggiungere. Qualche dubbio resta. Siamo sicuri che i test sul QI riescano a fotografare l’intelligenza in modo completo? Direi di no. Esiste il rischio che questi test si concentrino sulle abilità logico matematiche, cioè soltanto una parte dell’intelligenza? Direi di sì. E’ abbastanza certo, invece, che lo studio degli scacchi migliori le performance scolastiche.

Benefici degli scacchi: problem solving e concentrazione

Ti racconto la mia esperienza personale. Per un periodo abbastanza lungo, in passato, ho giocato a scacchi con regolarità, leggendo anche qualche manuale di strategia. Niente di che, come ti dicevo all’inizio ho sempre giocato a livello (molto) amatoriale. Ti posso però confermare che in quel periodo ero molto più “sveglio” nel risolvere problemi di tipo logico. Riuscivo anche a mantenere la concentrazione più a lungo di quanto fossi abituato. E ti assicuro che chiunque abbia giocato a scacchi può confermarti questi miglioramenti personali.

Gli scacchi sono una questione di tempismo. Non è sufficiente giocare la mossa giusta, devi anche giocarla al momento giusto. Sapersi contenere è una delle cose più difficili da imparare per il giocatore medio di scacchi.

– Bobby Fischer –

Oggi, che gioco poco e ho dimenticato molto di quello che ho studiato, intravedo ancora qualche beneficio acquisito in quel periodo. Mi sono rimaste, ad esempio, una certa attenzione ai dettagli e la capacità di ragionare in modo logico se incalzato. In una partita di scacchi, infatti, si impara presto che gli errori di distrazione si pagano cari. Muovere un pezzo per errore, oppure non calcolare bene le conseguenze di una mossa, è sufficiente a farti rosicare per un bel pezzo. Soprattutto, se stavi giocando una buona partita ed eri piazzato bene. Capita a tutti, ed è bene che succeda. Da questa frustrazione si può imparare molto, abituandosi a gestire con più lucidità le proprie scelte (non solo su una scacchiera).

Non è una mossa, anche la migliore, che tu devi ricercare, ma un piano realizzabile.

– E. Znsko-Borovsky –

Giocare a scacchi, dunque, fa bene al cervello? Una ricerca canadese, condotta a New Brunswick nel biennio 1990-1992, ha analizzato le prestazioni di 450 studenti divisi in tre gruppi: chi studiava solo matematica, chi studiava da subito matematica e scacchi, chi inizialmente studiava solo matematica e poi nella seconda parte del biennio anche scacchi. Sottoposti a un test identico di problem solving, i voti migliori sono stati ottenuti dal gruppo che aveva studiato da subito matematica e scacchi. Al secondo posto si sono classificati quelli che avevano iniziato più tardi nello studio del gioco e, all’ultimo posto, quelli che avevano studiato solo matematica.

Scacchi e creatività

Partiamo dal gioco: negli scacchi la creatività serve, eccome. Si tratta di un gioco ricco di sfumature e che può essere condotto con stili molto diversi. Per quanta strategia e schemi di gioco si applichino, alla fine ogni partita è una storia sè. Ad un certo punto, emerge una variante imprevista che modifica il corso della partita. E non vale solo per lo scacco matto. La lampadina può accendersi durante un attacco per ottenere una posizione di vantaggio in apparenza insignificante, come mentre ci si sta difendendo. A volte la soluzione geniale è quella che da una sconfitta quasi certa porta a uno stallo, cioè a un pareggio.

Stando alle ricerche del Dott. Robert Ferguson, condotte negli anni 80 su diversi gruppi di studenti di Bradford (Pennsylvania) chi gioca spesso a scacchi ottiene migliori risultati nei test di creatività. Risultati comparabili, se non addirittura migliori, di quelli che si potrebbero ottenere con programmi specifici per sviluppare la creatività. In questo documento curato dallo stesso Dott. Ferguson, oltre ai dati delle sue ricerche, vengono citati anche altri studi che mostrano i benefici degli scacchi nello sviluppo del pensiero logico e creativo.

In conclusione

E’ azzardato dire che giocando a scacchi si diventa più intelligenti, anche perché cosa significhi essere intelligenti è difficile dirlo. Tuttavia, gli scacchi fanno bene al cervello e possono insegnare molte cose: disciplina, pazienza e fiducia nelle proprie capacità. In qualche modo, temprano il carattere. Aiutano anche ad essere più concentrati, creativi e a ragionare in modo strategico.

Grazie agli scacchi ho temprato il mio carattere, perché questo gioco ci insegna ad essere obiettivi. Non si può diventare un Grande Maestro se non si impara a conoscere i propri errori ed i propri punti deboli, così come nella vita.

– Aleksandr Aleksandrovič Alechin –

Anche per questi di motivi, nel 2012 il Parlamento Europeo ha presentato un documento ufficiale dove invita le scuole dell’Unione a insegnare a tutti gli studenti il gioco degli scacchi. In Spagna è già materia obbligatoria (applicata da alcune Regioni), in Romania facoltativa, in Italia ci stiamo attrezzando. Ben vengano queste iniziative, senza però trascurare un aspetto fondamentale: accendere negli studenti la passione per gli scacchi. Allenare la mente va bene, ma funziona soltanto se ci si diverte a farlo.


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