Iniziamo il 2018 con 4 articoli del 2017

Quest’anno mi sono detto: niente post sui propositi per l’anno nuovo. In realtà, non ho niente da aggiungere a quanto già scritto l’anno scorso. In sintesi: massimo 3 obiettivi, chiari e ben definiti. Anche 1 soltanto va bene. Se è rilevante, e lo raggiungi, hai già fatto un passo oltre la schiera delle buone intenzioni ripetute anno dopo anno. E qui mi fermo.

Come primo post dell’anno, invece, voglio fare un passo indietro e dare uno sguardo al 2017. Cosa ti ho raccontato l’anno scorso nelle pagine di questo blog? Beh, un po’ di cose. Non faccio un elenco perché nell’Archivio trovi tutto quello ti serve.

Voglio però metterti sul tavolo 4 pezzi che ho scritto nel 2017. Non ne faccio una sintesi, preferirei infatti che li leggessi interi, ma prendo spunto per qualche riflessione sulla creatività.

Premessa: perchè questi 4 articoli?

La risposta è che non lo so. Che dire, nel 2018 vorrei sentire più spesso queste tre parole “Non lo so”, semplici e che aprono un dubbio invece che una certezza tanto per togliersi dalle spine.

Ad ogni modo, ho usato un metodo di selezione piuttosto istintivo. Occhio puntato sul file dove annoto tutti i titoli dei post pubblicati e, senza riflettere troppo, ne ho cercati 4 che “stavano bene” insieme. Ho estratto un po’ di quaterne e quella prescelta la trovi qui sotto.

1. Il tempo nella creatività: dire no alla fretta

Questa forse è la cosa più importante che ho imparato. Ad una visione superficiale del colpo di genio improvviso, quasi casuale, ho sostituito nel tempo una comprensione più profonda del processo creativo.

Per fare qualcosa di nuovo, e davvero utile, serve tempo e molta applicazione. Servono anche competenze, che richiedono tempo per essere sviluppate e assimilate. Tutti noi abbiamo buone idee in continuazione, poi spesso le scartiamo oppure difettiamo nell’esecuzione. La fretta del risultato, la voglia di semplificarci la vita, è sempre dietro l’angolo.

Con la pazienza s’acquista scienza.

– Proverbio –

Il processo creativo può essere accelerato? Sì, dipende anche dall’obiettivo che ci poniamo. Inoltre, è bene fare sempre un confronto onesto con il risultato finale.

Voglio dire, a pranzo possiamo andare in un fast food oppure in un ristorante d’alta cucina. Possono andare bene entrambe le soluzioni, ciò che conta è non confonderle (ma nemmeno sottovalutarle o sopravvalutarle).

2. Come i feedback aiutano l’innovazione: il metodo Pixar

Vale oro ottenere un giudizio sincero e competente sul proprio lavoro. In Pixar (sì, quella dei film di animazione) i feedback sono istituzionalizzati nel processo creativo. Il segreto del loro successo è proprio nel perfezionamento continuo a cui sottopongono l’idea iniziale. Per farlo, coinvolgono diverse teste, le fanno sedere a un tavolo, e si preoccupano di rendere più forte il progetto a cui stanno lavorando.

Anche qui, come vedi, il fattore tempo è importante. Fretta è superficialità vengono tenuti fuori dalla stanza.

All’inizio i film Pixar non sono belli: il nostro lavoro è farli passare da schifo a non schifo. Noi crediamo sinceramente nel valore di sostenersi a vicenda, di darci feedback sinceri e tentare continuamente: rifare, rifare e ancora rifare, finchè una storia difettosa non trova la sua strada o un personaggio piatto la sua anima.

– Ed Catmull da Creativity Inc. –

Nota importante: il meccanismo dei feedback funziona soltanto quando c’è rispetto e fiducia reciproca tra chi parla e chi ascolta. Ricordiamocelo la prossima volta che spariamo ad altezza zero sul primo che ha l’onestà di dirci quello che pensa. Potrebbe non concederci una seconda possibilità e perderemmo una risorsa preziosa per il nostro processo creativo.

3. 6 modi per celebrare un fallimento

Spesso la fretta nasconde una paura enorme del fallimento. Vogliamo un risultato immediato per metterci il cuore in pace e forziamo tutto il processo per ottenere una robina innocua che non ci espone a dei rischi. Dire no alla fretta significa prendersi il tempo per sperimentare, fallendo inevitabilmente fintanto che non si ottiene un risultato innovativo.

Sia chiaro, a nessuno piace fallire. Ci viene però in soccorso ricordare che anche i più grandi geni sono passati attraverso degli insuccessi. Molte grandi opere e invenzioni sono nate da una serie di inciampi, cambi di rotta, ripensamenti, notti insonni e qualche guaio. Quindi, forza e coraggio avrebbe detto mio nonno.

L’unico vero fallimento è quello da cui non impariamo niente.

– Henry Ford –

Metto una nota a margine sul concetto del “celebrare”: essere aperti al fallimento non significa sottovalutarlo. Ogni rischio va preso in modo consapevole e senza dare nulla per scontato.

4. Bruno Munari, la creatività come mestiere

Bruno Munari è un Leonardo da Vinci contemporaneo. Come ho scritto nel ritratto che gli ho dedicato, è difficile etichettarlo in qualche modo. Designer, scrittore, pedagogo, pubblicitario, grafico, illustratore, teorico della progettazione, inventore, insegnante e potrei continuare con l’elenco.

Un personaggio straordinario che ha dedicato tutta la sua vita alla creatività e alla sperimentazione, influenzando in modo indelebile l’arte, la cultura e il design. E lo ha fatto senza mai smettere di giocare con gli oggetti e le idee.

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole, colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose… La semplificazione è il segno dell’intelligenza.

– Bruno Munari –

Bruno Munari ha superato le convenzioni progettuali facendole giocare a suo favore, sfidandole con umiltà, gentilezza e ironia intelligente. Credo che il suo lavoro sia una grande fonte di ispirazione per chiunque si interessi di pensiero creativo.

In conclusione

Ormai avrai capito dove sto andando a parare. Tutto si lega al fattore tempo, al suo uso aperto, intelligente, coraggioso e ironico. A questo punto, smentisco quello che ho detto in apertura del post e fisso il proposito per il 2018: dare tempo e fiducia alla creatività.

E poi…

Oggi, 1° gennaio 2018, PensareCreativo compie 2 anni. Oltre ad augurarti buon 2018, ti ringrazio perché stai leggendo quello che scrivo.

Ringrazio, inoltre, tutti quelli che nel 2017 sono passati da questo blog, che mi hanno scritto (giudizi negativi compresi) o commentato i post, che hanno seguito la newsletter oppure hanno messo il loro mi piace alla pagina Facebook o su Google+. L’ho già detto nel 2017 ma è importante ripeterlo: è anche grazie a voi, ai vostri gesti di attenzione, che continuo a mettermi alla tastiera.


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