L’Italia è un paese creativo?

Siamo un paese creativo, giusto?

Prendi il primo che passa per strada e chiedigli cosa pensa della creatività degli italiani. Hai buone probabilità di sentirti dire che sì, siamo un paese creativo. Ora siamo un po’ arrugginiti, siamo in un momento delicato, ma abbiamo la moda, il design, l’arte, la cultura, il cibo… insomma il Made in Italy conosciuto in tutto il mondo.

E poi siamo sempre il paese di Leonardo da Vinci.

E poi gli italiani sanno arrangiarsi.

E poi avremo mille difetti, ma alla fine ce la caviamo sempre in modo originale.

Ecco, potrei andare avanti ancora un pezzo, ma mi fermo qui. Avrai già capito dove sto andando a parare.

Aggiustiamo la domanda di partenza. L’Italia è un paese creativo oppure sono gli italiani che pensano di essere creativi? Lo so, ti sembra una domanda di Marzullo.

L’Australia è il paese più creativo del mondo

Il Martin Prosperity Insitute di Toronto ha messo a punto il Global Creativity Index, un indice per stabilire quali sono i paesi più creativi al mondo.

L’ultimo report è uscito nel luglio 2015 e classifica 139 paesi a partire da 3 fattori di sviluppo sociale ed economico: talento, tecnologia e tolleranza.

Al primo posto c’è l’Australia, al secondo gli Stati Uniti, al terzo la Nuova Zelanda. E l’Italia creativa? Al 21° posto, a pari merito con Hong Kong.

Scorrendo la classifica, si notano due cose:

  1. ai primi posti ci sono paesi con elevata produttività/competitività e dove l’imprenditorialità è diffusa
  2. ai primi posti ci sono paesi che tendenzialmente hanno un alto tasso di uguaglianza ed equità sociale

Queste due dimensioni, spesso, vengono considerate una opposta all’altra, una a discapito dell’altra. Le cose invece stanno diversamente e la creatività complessiva nasce da un rapporto equilibrato tra “quantità” e “qualità”.

I 3 fattori di un paese creativo

Abbiamo visto che il Global Creativity Index misura la creatività a partire da 3 fattori, legandola allo sviluppo economico (non è quindi l’analisi di un’astratta attitudine creativa).

Talento: la percentuale di laureati di un paese e la percentuale di lavoratori impiegati in industrie creative.

Tecnologia:
la quantità di brevetti registrati e gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Tolleranza:
il grado di apertura mentale e la qualità delle relazioni con le minoranze etniche, religiose e le comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).

E’ chiaro che tipo di paese creativo ha in mente l’Istituto Martin Prosperity: un paese con una forza lavoro preparata e che si esprime in aree “creative” (arte, scienza, formazione, salute, ecc.), aperto alla diversità, capace di attrarre e mantenere i talenti, impegnato a innovare e a garantire uguali opportunità a tutti.

Come dargli torto.

Se vuoi saperne di più, il report completo lo trovi qui.

La creatività porta ricchezza e benessere

Mettiamo da parte le percentuali e le classifiche.

Quello che emerge è questo: la creatività è una risorsa fondamentale per il benessere sociale ed economico di una nazione. Stiamo vivendo in periodo storico di profonda trasformazione e in Occidente sta scomparendo il capitalismo industriale che ci ha accompagnato per decenni. Come viene detto nel report, siamo entrati nella Creative Age (l’era creativa), dove la creatività diventa una risorsa che può crescere e rinnovarsi all’infinito.

Non solo. Grazie alla tecnologia, siamo nell’epoca in cui possiamo legare creatività e innovazione come mai prima d’ora.

La creatività è anche una Tua risorsa

Ognuno di noi può investire nel proprio talento e nella propria preparazione, migliorando la capacità di saper cogliere le opportunità che ci vengono offerte.

Il Global Creativity Index può essere un buon punto di partenza per fare un ragionamento su sé stessi. Prendiamo i 3 parametri che abbiamo visto prima.

1) Il talento: studia, esercitati, cerca la tua strada

Maggiori conoscenze di un settore o di una materia sono il bagaglio fondamentale per trovare una soluzione creativa. Inoltre, il talento va coltivato e indirizzato verso qualcosa di definito. Che tu abbia in mente il tuo progetto, la tua impresa, il tuo romanzo, la tua abilità nel recitare, o qualunque altra cosa, non cambia. Esercitati, sperimenta, vai oltre la superficie delle cose per capirle meglio. Mentre studi e ti applichi le tue conoscenze crescono e ti danno la possibilità di affrontare il processo creativo con molte più risorse. Le idee non arrivano dal nulla.

2) La tecnologia: scopri quello che credevi impossibile

E’ impressionate vedere quante volte dietro a un brevetto o a un’idea imprenditoriale ci sia stato qualcuno che abbia detto “non si può fare”, “non è possibile”. A Bill Gates dissero che i personal computer non si sarebbero mai diffusi nelle case. In salotto la gente aveva già una Tv…
Coltiva la conoscenza delle nuove tecnologie e scoprirai che possono aiutarti a sviluppare il tuo talento e la tua idea. Sembra banale, ma Internet e le tecnologie digitali offrono possibilità impensabili soltanto pochi anni fa. Contatti, informazioni, applicazioni, se cerchi qualcosa che può esserti utile lo trovi di sicuro.

3) La tolleranza: apri la tua mente

Accettare la diversità, sperimentare situazioni diverse, rifiutare la rigidità, sono la benzina del pensiero creativo. Essere tolleranti verso le cose, verso le persone e verso sé stessi (smetti di massacrarti con troppa autocritica, concediti la possibilità di sbagliare e di cambiare idea, ma senza dimenticare di agire con responsabilità).
Aprire la mente significa ascoltare e osservare quello che ci circonda, soprattutto se è molto diverso da noi. Su questo punto ecco una citazione che ho già usato, ma che rende molto bene il concetto.

Se tu hai una mela e io ho una mela e ce la scambiamo, tu e io avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce la scambiamo, allora avremo entrambi due idee.

– George Bernard Shaw –

Diamoci da fare

L’Italia al 21° posto ci dice che non siamo il paese creativo che a volte ci immaginiamo. La nostra classe politica e noi cittadini ne siamo la causa, ed è inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Certo, l’Italia creativa esiste, ha molte eccellenze, ma se prendiamo il paese da un punto di vista generale possiamo fare molto di più (ma questo già lo sapevi senza che lo scrivessi io).

Se non ti sei isolato in una foresta negli ultimi vent’anni, ne avrai sentito parlare spesso: nell’innovazione abbiamo perso molto terreno, in Italia è difficile fare impresa, gli ostacoli piazzati dalla burocrazia raggiungono dimensioni e forme tragicomiche, non si investe a sufficienza nella ricerca, le scuole e i servizi vengono trascurati, le condizioni di lavoro sono spesso avvilenti. Ok, adesso che lo abbiamo ripetuto ancora una volta, è cambiato qualcosa nella tua vita?

Uscire con frasi “beh, in Nord Europa si sta meglio” ti servirà a poco. Te lo dice uno che si lamenta spesso, ma che da qualche tempo ha capito che è un atteggiamento improduttivo che non ti sposta di un centimetro.

Ognuno ha la responsabilità di sé stesso e verso sé stesso. Non sto dicendo di fregartene della situazione italiana, ma se non fai passi in avanti o se quello che hai non ti soddisfa, domandati cosa puoi fare tu. Agisci in prima persona, perchè dipende solo da te. Ragiona in modo creativo, scopri quello che ti manca e vai a prendertelo.


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