Originalità: le 4 abitudini delle persone creative

L’originalità è un’attitudine sorprendente. Se ci pensi, il mondo si è sviluppato grazie alle persone originali, che dagli albori dell’umanità hanno portato novità nella cultura, nella scienza, nel modo di fare impresa, nell’arte e in mille altri aspetti della nostra vita.

Qual’è il loro segreto?

Pensare in modo creativo non è una magia. Non è nemmeno vero che sia un’abilità con cui ci nasci o ti arrangi. Allora, perchè alcune persone riescono a farlo meglio di altre?

Cosa fanno di diverso le persone creative

Per capire chi siano gli innovatori, i creativi, coloro che non accettano le regole prestabilite, bisogna concentrarsi su come si comportano. Sembra banale, ma spesso guardiamo alle persone originali attraverso degli stereotipi. E’ davvero sorprendente, invece, vedere come siano molto diversi da quello che ci si aspetterebbe (altrimenti non sarebbero originali, no?).

Adam Grant, psicologo e professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, ne ha parlato qualche mese fa in un TED molto interessante. Durante il suo intervento, intitolato “The surprising habits of original thinkers” (Le sorprendenti abitudini dei pensatori originali), si è concentrato sulle caratteristiche delle persone che producono nuove idee e sul perchè hanno successo. E ci racconta proprio quello che non ci aspettiamo.

L’originalità di un prodotto o di un progetto segue strade inaspettate. In alcuni casi, quelle che sembrano “cattive” abitudini sono proprio quello che serve per arrivare a un’idea creativa.

Originalità: rimandare rende più creativi

Questo è forse il punto più sorprendente.

Anni di tecniche e teorie contro la procrastinazione ci hanno profondamente segnato. Ogni più piccola esitazione la vediamo come un difetto da evitare ad ogni costo. Se ci prendiamo una pausa, ci sentiamo in colpa e corriamo subito a riprendere il lavoro per terminarlo il prima possibile. Parola d’ordine: produttività.

Facciamo un piccolo test. Come giudichi una persona che ritarda la consegna di un progetto? E quelli che si perdono nei dettagli? Mi raccomando, la prima cosa che ti viene in mente.

La cultura dell’efficienza non è sbagliata, però rischia di compromettere la creatività. Dagli studi di Adam Grant, nati da uno scambio di battute con uno studente che ammetteva di avere idee migliori quando “perdeva” tempo, emerge come una moderata procrastinazione aiuti l’originalità di un’idea.

In un esperimento, in cui si chiedeva di trovare delle nuove idee di business, le persone che rimandavano moderatamente la conclusione del compito proponevano il 16% in più di idee creative (rispetto a chi anticipava i tempi o a chi li ritardava troppo). Per fugare ogni dubbio sull’affidabilità dei risultati, le proposte sono state giudicate da lettori indipendenti e non coinvolti nell’esperimento.

Naturalmente, occorre definire cosa significhi “rimandare”. E’ qualcosa di diverso dal semplice mettersi a fare qualcosa in un secondo momento.

Procrastinare funziona solo quando si ha capito la natura di un problema. Poi si lascia al cervello il tempo di riflettere, fino alla generazione di un’idea originale. Accorciare l’incubazione, o imbrigliarla in tempi invalicabili, porta solo a soluzioni più prevedibili e convenzionali. A cui si aggiunge una specie di ansia da prestazione che spinge a raggiungere il risultato velocemente, per poi ritornare a uno stato di tranquillità.

La prima idea di solito non è mai la migliore e serve restare aperti alle alternative. “I creativi sono veloci a iniziare ma lenti a finire”, dice Adam Grant. Leonardo da Vinci, ad esempio, ci ha messo 16 anni per completare la Monna Lisa (ritoccandola molte volte). Martin Luther King ha rivisto e corretto fino all’ultimo minuto il suo celebre discorso al Lincoln Memorial di Washington, lasciando spazio all’improvvisazione e riuscendo a cogliere l’essenza del momento con il famoso “I have a dream” (che non era presente nel testo).

Originalità: migliorare è meglio di inventare

Uno dei miti imprenditoriali più diffusi è quello del “primo passo”, che garantirebbe un vantaggio competitivo sulle altre aziende costrette a inseguire. Così si corre per essere i primi, si investe in ricerca e sviluppo per prodotti completamente nuovi. E il mercato spesso se ne frega dei nostri sforzi di innovazione assoluta.

Uno studio fatto su 50 categorie di prodotti ha infatti dimostrato che essere il primo non significa essere il migliore. Chi ha avuto la prima idea ha un tasso di fallimento del 47%, mentre chi l’ha presa e l’ha migliorata soltanto dell’8%.

Grant porta come esempio il successo planetario di Google, arrivato molti anni dopo che motori di ricerca come AltaVista e Yahoo si erano già affermati sul mercato. Spesso migliorare un prodotto è più facile che crearlo da zero, anche se non è scontato e richiede comunque originalità e pensiero creativo. Molta innovazione è nata così, facendo un passo in avanti rispetto all’esistente, rinnovandolo in qualcosa di migliore e di più utile.

Originalità: tutti hanno dei dubbi

Tutti gli esseri umani provano la paura del fallimento, e i creativi non sono da meno. Anche i più esperti. La differenza è come riescono a gestirla e a trasformala in idee originali.

Esistono infatti 2 tipi di dubbio:

  • dubitare delle proprie capacità
  • dubitare della propria idea

La prima forma di incertezza ci paralizza ed è quella che tende a farci abbandonare un progetto prima ancora di averci seriamente provato. La seconda, invece, ci spinge ad analizzare in profondità la nostra idea, a fare test ed esperimenti, a valutare gli errori e a progettare modifiche. Ecco perché nascono molti più prodotti e opere artistiche dal secondo tipo di dubbio.

Quando si hanno dei dubbi bisogna capirne l’origine. Non esiste la paura come sensazione generale e indistinta: la paura di fallire è molto diversa dalla paura di provare. La maggior parte di noi rinuncia alla propria idea, senza nemmeno lavorarci sopra. Spesso è più forte la paura di sbagliare rispetto a quella di un rimpianto nei mesi e negli anni successivi.

Quante volte hai pensato di avere un’idea stupida?

Originalità: servono molte idee sbagliate

Le persone originali hanno molte idee sgangherate, molte delle quali si trasformano in colossali fallimenti. Non per questo rinunciano alla loro vena creativa. Anzi, ne ricavano un’esperienza e non perdono l’entusiasmo di rimettersi al lavoro con un nuovo progetto.

Succede anche ai grandi artisti. Scrittori, pittori, musicisti, attori, sono tutti ricordati per le loro opere migliori, ma nella loro carriera hanno collezionato insuccessi e risultati mediocri.

Il TED di Adam Grant si conclude riflettendo su come i creativi siano quelli che falliscono più spesso. La ricetta dell’originalità richiede molto lavoro e dedizione. Nella creatività vale quasi sempre una regola: più produci e più ti avvicini a risultati veramente originali. I successi nascono da una montagna di progetti andati in fumo.

Per dirlo con le parole di Grant, servono molte idee sbagliate per ottenerne qualcuna buona.


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