9 cose sul pensiero creativo che dovresti sapere

Il pensiero creativo non riguarda solo i creativi, così come parlare non è solo un’abilità degli oratori. Siamo tutti sulla stessa barca. Qualcuno parte più avvantaggiato, e le cose gli riescono più facili, ma spesso chi crede di essere poco creativo è semplicemente poco consapevole di cosa sia la creatività e di come funzioni.

1. L’esercizio fisico aiuta il pensiero creativo

Muoversi fa bene per mille motivi, tra cui anche far girare meglio le rotelle del cervello. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che l’attività fisica aiuta le facoltà mentali ed è un toccasana per il pensiero creativo.

In una ricerca, 60 studenti di college sono stati sottoposti a una leggera attività aerobica. L’obiettivo era misurare come cambiava il “potenziale creativo” appena terminato lo sforzo e dopo 2 ore. I risultati hanno dimostrato un incremento della creatività, sia immediatamente dopo l’esercizio che passate 2 ore, rispetto a chi non aveva fatto ginnastica. Tra l’altro, l’incremento resta stabile anche dopo 2 ore.

In un altro studio, i ricercatori hanno analizzato la differenza tra lo svolgere degli esercizi e guardare dei video. Risultato? Creatività e buon umore (hanno misurato anche quello) erano maggiori dopo l’attività fisica.

2. Il disordine è una qualità positiva

Albert Einstein era famoso per la sua scrivania disordinata. Potrebbe significare poco, visto che molte persone hanno uffici incasinati eppure non brillano per genialità. Tuttavia, i ricercatori dell’Università del Minnesota hanno voluto vederci chiaro e hanno studiato come l’ambiente influenzi il pensiero creativo.

In una serie di esperimenti hanno contrapposto situazioni di ordine e di caos, e i risultati sono a favore del disordine. Rispetto ad ambienti ordinati, una stanza abbandonata a sé stessa sembra stimolare le persone a ricercare la novità. Non solo. Il gruppo di persone che ha svolto i test creativi nel caos è arrivato a un numero maggiore di soluzioni (e molto più innovative).

3. La creatività ha bisogno di limiti

Può sembrarti strano, ma lanciare la creatività a briglia sciolta, senza vincoli e direzioni, è quello che di solito NON fanno i creativi. Ci vuole sempre un punto di arrivo, anche se può cambiare nel tempo. Sedersi a un tavolo e dire “adesso faccio qualcosa di creativo” ti condanna a startene in attesa di un’idea che non arriverà mai.

Hai bisogno di fissare un obiettivo con precisione, sul quale poi ti metterai all’opera. Ti faccio un esempio. Invece di partire con “adesso scrivo un racconto di fantascienza”, ti è molto più utile “adesso scrivo un racconto dove un gruppo di mutanti escogita un trucco per evadere dalla colonia penale di Marte”. Delimitare il tuo campo di azione ti permette di farti delle domande precise (ad esempio, quale trucco usano i mutani per evadere?), a cui rispondere con creatività. Per questo motivo, gli innovatori di successo partono sempre da un problema specifico da risolvere.

Troppa libertà, inoltre, può bloccare il pensiero creativo. Uno dei trucchi per combattere il “blocco dello scrittore” è proprio ridurre il tempo a tua disposizione. Se hai troppo tempo, rischi di usarlo male. Quando hai un limite (ragionevole) riesci a concentrarti sul compito e dai il meglio di te.

4. Il pensiero creativo è un sogno a occhi aperti

Ti distrai spesso? Sognare a occhi aperti fa bene alla creatività. Gli anglosassoni lo chiamano daydreaming, quello stato mentale in cui siamo svegli ma con la testa da tutt’altra parte.

Tipicamente, succede con le attività monotone, dove il tuo cervello non è impegnato a pensare. Ti faccio un esempio: quando sei in treno, e guardi fuori dal finestrino, la tua mente inizia a vagare e il ragionamento intenzionale si prende una pausa. In questi momenti, aumentano le possibilità che l’incubazione dell’idea si concluda per poi esplodere nell’illuminazione. Il classico “eureka!” di Archimede che scopre il principio di galleggiamento mentre si sta facendo un bagno. Ritagliarsi del tempo libero, in cui poter restare con la testa fra le nuvole, è molto importante per stimolare la mente a essere più flessibile e “visionaria”.

Una ricerca della Northwestern University ha dimostrato che le persone che hanno filtri più deboli verso la realtà (quindi si distraggono facilmente) possiedono una maggior apertura verso gli stimoli esterni. Riescono cioè a cogliere molti più elementi del mondo che li circonda, arricchendo la loro percezione e la profondità delle loro esperienze.

5. La solitudine è creativa

La creatività ha bisogno di confronto, non sono qui a negarlo. Scambiarsi le idee è un modo straordinario per perfezionarle e arricchire le proprie conoscenze. Tutto vero. Il pensiero creativo però ha bisogno anche di silenzio, di starsene ogni tanto per i fatti suoi.

Nella solitudine riesci a concentrarti meglio e, spesso, hai una produttività maggiore di quando sei in gruppo. Perchè? Un gruppo, anche quando non è gestito, fissa delle regole proprie e tende a raggiungere un certo conformismo. Ogni idea viene filtrata secondo uno standard comune (che può anche aiutare a focalizzarsi su un problema). Inoltre, gestire le relazioni interpersonali consuma energie e attenzione.

La solitudine può essere un grande momento di creatività, che ti permette di contemplare i tuoi pensieri, lasciando emergere intuizioni e nuove idee.

6. Il pensiero creativo non inventa niente

Le idee originali non nascono dal nulla. Il pensiero creativo è un abile artigiano che mette insieme i pezzi più disparati che ha in magazzino, li collega in modo originale e si preoccupa che tutto quanto abbia un senso (un quadro, una scoperta scientifica, un apparecchio high-tech). Hai presente il discorso di Steve Jobs sull’importanza di “unire i puntini”?

Molto più spesso di quanto si vorrebbe ammettere, la prima idea non è mai un portento. Ne arriva una seconda, o una terza, che la riprende e la migliora fino a portarla al successo. Spesso pensiamo alla creatività come a qualcosa che guarda soltanto al futuro. In realtà, per guardare avanti, bisogna conoscere molto bene il passato e guardarsi intorno con curiosità.

Migliorare qualcosa, inoltre, è molto più facile che crearlo da zero (serve comunque un buon intuito e la capacità di risolvere i limiti della prima versione dell’idea). Tante invenzioni sono nate così, perfezionando e unendo quello che già esisteva. Prendi un prodotto e rendilo meno costoso, più efficiente o più veloce e starai già facendo innovazione.

7. Il pensiero creativo fallisce spesso

Di un grande artista, o di un grande imprenditore, conosciamo solo i successi. I fallimenti, invece, sono molto meno noti. Bisogna scavare nelle biografie per scoprire che un sacco di cose sono andate storte.

Progetti andati in fumo, idee sgangherate, rifiuti, sono tutte cose che fanno parte del curriculum della persona creativa. Fallire, a meno di tragedie, non è mai una pietra tombale calata sulla creatività o su una carriera. Anzi, i creativi sono probabilmente quelli che falliscono più spesso. La regola d’oro è questa: più idee produci e più raggiungi risultati davvero originali. Tra le tante idee, soltanto qualcuna sarà davvero buona.

I grandi geni non hanno paura di sbagliare? Certo che ne hanno. Il fallimento terrorizza tutti, nessuno escluso. La differenza sta nel coraggio con cui realizzano le loro idee, e naturalmente anche nel duro lavoro e nelle competenze che riescono a mettere in campo.

8. Il pensiero creativo adora le domande

Nessuno nasce imparato. Le persone creative però non si accontentano di non sapere. Si fanno domande in continuazione e cercano risposte, senza fermarsi difronte a delle informazioni generiche. Vogliono avere le idee chiare su come funziona quello che li incuriosisce. Conoscono bene la differenza tra il “sapere una cosa” e “capire una cosa”. Richard Feynman, il grande Premio Nobel per la fisica, di se stesso diceva: “Sono fatto così: voglio sempre capire”.

Farsi delle domande porta a espandere le proprie conoscenze, fino a padroneggiare parecchi argomenti. E più saranno i puntini che potrai unire, riprendendo Steve Jobs, è più troverai soluzioni originali.

Mentre impari cose nuove il tuo magazzino mentale si riempie di pezzi utili a scopi che al momento non ti sono noti. Un’altra delle caratteristiche dei creativi, infatti, è quella di interessarsi a cose che non sono strettamente legate a quello che stanno facendo in quel momento. Spaziano, nutrendo la loro curiosità, finché un bel giorno arrivano alla sintesi perfetta, dove tutto si tiene in modo sorprendente.

9. Il pensiero creativo non aspetta l’ispirazione

La frustrazione per il proprio lavoro non risparmia nessuno. Anche chi sprizza creatività da tutti i pori ha (molti) momenti in cui non riesce a creare. Sarà capitato anche a te di startene alla scrivania senza uno straccio di idea. Poi, magari qualche giorno dopo, sei un fiume in piena e tutto ti viene spontaneo e automatico. Succede a tutti, anche ai grandi geni.

L’ispirazione esiste, ma non la si può attivare a comando né si può lavorare solo quando bussa alla nostra porta. Il trucco è continuare a darsi da fare, facendosi trovare pronti. Per quanto il blocco creativo sia avvilente, bisogna battere l’inerzia in cui tendiamo ad adagiarci e cercare uno stato mentale più fluido.

Lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi parla di “flow” (flusso), una condizione di profonda concentrazione e motivazione a completare un compito. Succede anche a te quando raggiungi uno “stato di grazia” mentre ti dedichi alle attività che ti piacciono. Se riesci a seguire un obiettivo preciso, impegnandoti in qualcosa di sfidante (ma che sei comunque in grado di realizzare), mantenendo la concentrazione… beh ti stai avvicinando al tuo momento di ispirazione.

Photo credit immagine di copertina: Nine lights by bazzadarambler.


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