Sognare a occhi aperti: fa bene, se fatto così

Sognare a occhi aperti è l’opposto di restare concentrati, ed è forse per questo che può sembrare uno stato mentale meno nobile. Fantasticare, qualcuno dirà, non è cosa da persone serie. Bisogna essere sul pezzo, restare con i piedi per terra…

Il daydreaming (come si dice in inglese) è invece una condizione molte utile per stimolare la creatività. Il nostro cervello ha bisogno di distrarsi per rendere al meglio. E’ una condizione spontanea, un “salva vita” prezioso che scatta quando dobbiamo affrontare la noia o l’ansia. E se Madre Natura ti ha dato questo meccanismo, lascialo fare.

Restare concentrati è importante, ma le idee creative non amano chi le stressa con troppe attenzioni. Arrivano quando vogliono loro, mentre magari stai pensando a tutt’altro.

Vediamo quando vagare con la mente può aiutarti e quando invece può crearti delle difficoltà.

Sognare a occhi aperti: distrarsi per vivere bene

Stai guardando alla Tv una trasmissione che più noiosa non si può (e non sei tu che l’hai scelta), oppure sei incolonnato da 45 minuti sulla tangenziale senza muoverti di un metro, oppure ancora stai aspettando il solito treno eternamente in ritardo. Hai presente il tuo stato d’animo in queste situazioni?

Il tuo cervello, siccome ti vuole bene, stacca l’attenzione su quello che ti sta succedendo e ti porta da un altra parte. Così, stai sicuramente meglio di quelli che invece restano fissi su quello che succede (impegnati a maledirlo). Invece di subire uno stress inutile, ti rilassi.

Questo succede anche difronte a situazioni emotivamente molto più spiacevoli, dove improvvisamente ci si ritrova a pensare a qualcosa di buffo o emergono ricordi in apparenza incoerenti (un film, una canzone, una vacanza di molti anni prima).

Sognare a occhi aperti diventa così un tentativo inconscio per salvare il proprio benessere mentale.

La testa fra le nuvole e le illuminazioni improvvise

Faccio un altro esempio. Sei in treno da molto tempo e davanti ai tuoi occhi scorre un paesaggio di campagna: campo, campo con un albero, campo, campo con un trattore, campo, casa dalla forma di casa anonima, campo…

La situazione di per sé non è stressante, ma nemmeno coinvolgente. Scivoli in uno stato contemplativo e inizi a notare meno quello che vedi dal finestrino. E mentre non sei impegnato in un’attività specifica, potrebbe succedere che improvvisamente trovi la soluzione a un problema che non riuscivi a risolvere. Il periodo di incubazione dell’idea finisce e arriva l’illuminazione.

Da qui l’importanza per la creatività di prendersi dei momenti di pausa dal ragionamento intenzionale. Alcune scoperte scientifiche sono nate così, ad esempio:

  • Archimede scopre il principio di galleggiamento mentre si sta facendo un bagno (eureka!)
  • Einstein intuisce la Teoria della Relatività mentre è in tram

Ritagliarsi del tempo libero per andare a zonzo tra i propri pensieri è una buona abitudine creativa. Non devi fare chissà cosa. Comincia, ad esempio, a guardare da un finestrino invece che smanettare con il cellulare. Potresti non vincere un Nobel per la fisica, ma di sicuro ti verranno molte idee.

Magari, avrai anche più voglia di buttarti in una nuova avventura. Sognare che il tuo progetto si realizzi, infatti, fa bene alla tua motivazione. Poi, una volta che ritorni dal tuo sogno, ricordati di pianificare concretamente come realizzarlo (evita l’effetto Pollyanna).

Se hai costruito castelli in aria, il tuo lavoro non deve andare perduto; li è dove devono essere. Ora metti le fondamenta sotto di loro.

– George Bernard Shaw –

La creatività guidata dalla distrazione

Basta poco per distrarti dal tuo lavoro? Non tutti riescono a isolarsi dalle potenziali fonti di disturbo. Personaggi del calibro di Marcel Proust, Franz Kafka, Charles Darwin o Anton Chekhov, avevano lo stesso problema. Mentre creavano, un piccolo rumore riusciva a deconcentrarli.

Una ricerca della Northwestern University ha studiato proprio la capacità di filtrare gli stimoli sensoriali irrilevanti. La dott.ssa Darya Zabelina, coordinatrice dello studio, sostiene che si tratti di una caratteristica soggettiva e che si lega anche alla creatività.

L’esperimento ha coinvolto 100 partecipanti e, dopo averli sottoposti a 2 differenti test creativi, ha dimostrato come chi dispone di filtri meno impermeabili agli stimoli esterni riesca a integrare il proprio pensiero in modo più creativo. La maggiore apertura al mondo esterno mette a disposizione più ingredienti per arrivare a soluzioni originali. Questa predisposizione, dice la Dott.ssa Zabelina, se direzionata in modo opportuno può arricchire la vita dando sfumature più ampie alle proprie esperienze.

Detto questo, anche la distrazione deve però avere un limite. Se stai guidando, sognare a occhi aperti potrebbe essere una bella seccatura. Vagare con la mente può diventare una fuga dalla realtà che ha ben poco a che fare con il pensiero creativo.

Sognare a occhi aperti: lo strano caso del Dott. Dorian

Esiste una categoria speciale di daydreamer, i cosiddetti fantasticatori cronici. Persone che appena possono fuggono dal momento presente e si allontanano dalla realtà, preferendo vivere situazioni di fantasia. Ogni volta che il cervello riceve determinati stimoli, l’attenzione fa le valigie diretta in un mondo più accogliente di quello reale.

La rivista Scientific American cita gli studi di Cynthia Schupak e Jayne Bigelsen, ricercatrici che nel 2011 hanno analizzato il comportamento di 90 fantasticatori compulsivi (compulsive fantasizers). Alcuni di questi arrivavano a fantasticare per la maggior parte del tempo in cui erano svegli. Si tratta, ovviamente, di una condizione estrema di scarso adattamento alle difficoltà che il mondo reale riserva a tutti noi.

Una specie di compulsive fantasy è quella del Dott. John Dorian, uno dei protagonisti della serie Scrubs. JD, infatti, rielabora quasi tutto quello che gli succede o che sta pensando, trasformando la realtà in situazioni surreali.

Quando i sogni a occhi aperti diventano un rifugio, oppure una proiezione di una fantasia irrealizzabile, la situazione comincia a complicarsi. La componente emotiva diventa paralizzante e perdiamo il controllo della nostra mente. Viviamo in un grande inganno. Ed è questo il tipo di distrazione che fa male alla creatività (ma non solo a quella), impedendo a chi ne soffre di risolvere concretamente i propri problemi.

Rimuginare, rimuginare, rimuginare

Fantasticare è una cosa, rimuginare è un’altra. Nel secondo caso, il pensiero si stacca dalla realtà rievocando sempre lo stesso problema. Non ci stiamo applicando per risolverlo, ma riviviamo in modo superficiale e ripetitivo una situazione fittizia.

E’ come quando si viene lasciati e si ritorna ossessivamente a pensare alla persona che ci ha spezzato il cuore. Si passa da un ragionamento all’altro, in una carrellata di pensieri che non portano da nessuna parte. Alla fine ci si ritrova:

  • esausti
  • con un pugno di mosche in mano
  • di umore pessimo

E questo gioco viene ricominciato subito dopo, portando sempre allo stesso esito insoddisfacente.

Quando una situazione ci scuote emotivamente è normale rimuginare, cercando di attenuare l’ansia e le sensazioni spiacevoli. Capita a tutti. Sul lungo periodo, se non si molla la presa, può però diventare un circolo vizioso che pianta la sua bandierina in ogni momento della vita. Alimentando, tra l’altro, proprio quel malessere che si vorrebbe allontanare.

E’ un meccanismo subdolo. A volte si è convinti che, tutto sommato, rimuginare aiuti a trovare una soluzione. Ma è solo un modo per cacciarsi in un labirinto sempre più grande.

Un suggerimento: quando sognare a occhi aperti diventa un rimuginio invadente e angosciante, va sempre interrotto. Bisogna spostare l’attenzione su qualcosa di più produttivo e rivalutare i propri pensieri. Per riuscire a farlo, potrebbe anche essere utile l’aiuto di uno psicologo (niente soluzioni fai da te o guru improvvisati).

In conclusione: sogna a occhi aperti che ti fa bene

Abbiamo stabilito che distrarsi non è un delitto ai danni dell’Attenzione. Certo, ci sono anche i tizi perennemente svagati, però si tratta di situazioni limite. Insomma, chi più chi meno, capita a tutti di sognare a occhi aperti. Molto spesso aiuta a vivere meglio e a essere più creativi.

Quindi, messaggio a tutti i fan della razionalità e della massima concentrazione: non ha senso scacciare una fantasticheria come se fosse un topo che si intrufola in cucina.

Considera che:

  • Fantasticare può diventare una risorsa molto utile. Non è un caso che innovatori e creativi siano spesso con la testa per aria. Va anche considerato che sono poi molto bravi a ritornare con i piedi per terra per trasformare i sogni in realtà. Del resto, sanno anche distinguere una buona intuizione da un’idea sgangherata.

  • Tenere la mente sempre impegnata, in un ciclo continuo di tensione e concentrazione, porta invece a lavorare in modo superficiale. A un iniziale picco di produttività, segue un calo nella qualità del pensiero. Il cervello si stanca e comincia a ottimizzare le risorse, scodellando soluzioni sempre meno creative. Oppure, vengono commessi errori grandi e grossi come case. Ed è così per tutti, anche per quelli che si vantano di essere sempre sul pezzo.

Come direbbe mio nonno, il buono sta nel mezzo. Serve equilibrio. Concentrati va bene, ossessionati no.


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