Test della creatività: cosa sono e quanto sono utili

Esistono test della creatività? Sì, a decine. Se però è difficile dire che cosa sia la creatività, figuriamoci misurarla. Ridurre un fenomeno complesso a un punteggio numerico è un’operazione molto rischiosa. Dai test stile “riviste da spiaggia”, fino a quelli elaborati dagli scienziati, il problema dell’attendibilità dei risultati resta quasi lo stesso. Ottenere buoni punteggi potrebbe centrare ben poco con l’essere creativi.

Più o meno, assomiglia a quello che succede con i test di intelligenza. Nel migliore dei casi, viene misurata una parte della complessità etichettata come “intelligenza”. Di solito, quella che sembra più evidente e comprensibile. Lo psicologo Howard Gardner, ad esempio, ha individuato 9 tipi di abilità che hanno a che fare con l’intelligenza (linguistica, logico-matematica, spaziale, corporea e via dicendo), mettendo da parte un concetto unico che di fatto non esiste.

Sarebbe sbagliato dire che i test sono inutili (alcuni, però, lo sono), così come affidarsi a loro come se fossero degli oracoli infallibili. Si tratta di capirne i limiti per non restare abbagliati da numeri e misure.

Cosa viene misurato

Ci sono, grosso modo, 2 strategie per misurare la creatività: analizzare quello che viene prodotto (un disegno, una frase, una soluzione) oppure stabilire il potenziale creativo di una persona (valutando stile di ragionamento e attitudini).

Faccio un esempio. Molti test della creatività che trovi sulle riviste o sui siti non specializzati tendono a valutare una generica attitudine. Certo, a volte lo fanno in modo superficiale per intrattenere il lettore. Hai presente le classiche 10 domande a risposta multipla? Qualcosa come:

Hai del tempo libero e lo impieghi per
a) Guardare la TV
b) Dedicarti ai tuoi hobby
c) Riordinare la casa

E indovina un po’ quale sarà l’atteggiamento più creativo… alla fine, a seconda delle 10 risposte, finirai in uno dei 3 profili definiti da fantomatici esperti. Cose del tipo: da 8 a 10 punti sei geniale, da 5 a 8 punti sei normale, sotto i 5 punti sei un sasso.

Ti dico questo giusto per sorridere di certe banalità che puoi trovare sul web o in edicola. Gli esseri umani, per fortuna, sono molto più complicati e imprevedibili di così. Esistono, infatti, test più complessi e affidabili di questo che ho citato. Per darti un’idea, ecco di seguito 3 test scientifici per misurare la creatività. Come detto all’inizio, se ne potrebbero citare molti altri altrettanto validi e dedicati ad abilità specifiche.

Test di Torrance (TTCT)

Considerato tra quelli più affidabili, il TTTC (Torrance Test of Creative Thinking) misura la capacità di fornire risposte diverse, originali, accurate e che combinano elementi eterogenei. Ideato dallo psicologo Ellis Paul Torrance, viene usato soprattutto per predire lo sviluppo creativo dei bambini a partire dai 5 anni di età. Il bambino che ottiene buoni punteggi, quindi, ha discrete probabilità di diventare un adulto creativo, come ad esempio un imprenditore, un’artista o uno scienziato. Attenzione: discrete probabilità non significa certezza.

Diverse ricerche, comunque, hanno dimostrato una correlazione tra risultati positivi nel test e la successiva carriera creativa. Alcuni studiosi, però, evidenziano come la correlazione tra il Quoziente Intellettivo e la Creatività misurata con il TTCT sia piuttosto stretta. E il dubbio diventa: il test misura la creatività oppure l’intelligenza? Il TTCT sembra più accurato di un test sul QI nel predire il futuro creativo di un bambino, ma il dibattito resta aperto. Ne riparliamo tra poco.

Test della creatività e del pensiero divergente di Williams

Un altro strumento interessante è il Test of Divergent Thinking sviluppato da Frank Williams. Attraverso l’analisi di 4 fattori cognitivo-divergenti del pensiero creativo e di 4 fattori emotivo-divergenti della personalità creativa, viene stilato un profilo accurato della creatività di bambini e ragazzi. Oltre a verificare la flessibilità e l’originalità delle risposte, qui viene dato spazio anche alla disponibilità verso il rischio, la curiosità, l’immaginazione e la complessità.

Test di Rorschach

Ne avrai di sicuro sentito parlare, oppure l’avrai visto in un film. Il famoso test “delle macchie di inchiostro” è entrato nel nostro immaginario collettivo e, almeno per me, esercita un certo fascino. Chi si sottopone al test descrive cosa vede, interpretando le macchie di colore in modo spontaneo e senza restrizioni di tempo. Non esistono risposte giuste o sbagliate. E’ un test proiettivo, dove la stessa macchia può suggerire oggetti o situazioni diverse a seconda della persona. Le risposte vengono poi esaminate da uno psicologo, che analizza anche dove si è concentrata l’attenzione (ad esempio sui colori, al centro o ai lati della figura, negli spazi bianchi).

Inventato nel 1921 da Hermann Rorschach, è uno strumento applicato soprattutto in ambito clinico. Tuttavia, cogliere nella macchie oggetti o situazioni originali può essere un indice delle capacità creative.

Test della creatività e Intelligenza

Sulla relazione tra intelligenza e creatività si è scritto molto. Esiste un legame stretto, ma riuscire a tracciare dei confini precisi, oppure dare delle misure accurate, è molto complicato. Il problema sta proprio nel metodo di indagine, cioè test sulla creatività che finiscono per misurare abilità cognitive a discapito di quelle creative (che poi, quali sono?). E quindi: stiamo parlando di creatività o di intelligenza? Un cane che si morde la coda.

Alcuni metodi di ricerca, inoltre, potrebbero favorire persone più preparate (che non significa più creative o intelligenti) nello svolgere prove verbali, prove logiche, prove visive e così via. Punteggi alti, oppure bassi, non sarebbero quindi in grado di dare un quadro completo del potenziale di una persona.


Come ottenere buoni risultati nei test.

Per uscire da questo groviglio è necessario essere flessibili, pensando a una pluralità di abilità creative e a una pluralità di forme di intelligenza. Guardando come questi elementi cooperano insieme, si può intuire l’attitudine alla creatività di una persona. E’ come assistere a diversi attori che, interagendo insieme sullo stesso palco, mettono in scena lo spettacolo.

Quello che si può affermare con sicurezza è che una persona creativa è anche intelligente. Una creatività sopra la media, quindi, corrisponde a un’intelligenza sopra la media. Tuttavia, una super intelligenza (QI elevati) non significa una super creatività. Esistono persone con QI altissimi e bassa creatività, così come creativi geniali ma con un QI appena più alto della media.

In conclusione

Ha senso misurare la creatività? Più o meno come insegnare la creatività. Entrambe le cose sono utili, però hanno dei limiti e possono essere un ostacolo se gestite male. La materia è così complessa che si rischia di accontentarsi di una semplificazione rassicurante.

Sarebbe assurdo certificare che un ragazzino non possa essere un adulto creativo soltanto perché ha fallito un test della creatività. Ha tutta la vita per coltivare il suo potenziale, facendo esperienze, raccogliendo conoscenze e abilità per mettere a frutto la sua unicità. Stesso discorso per gli adulti. Siamo creature in evoluzione, anche se è vero che qualcuno è più portato di altri per certi compiti.

Sulla creatività, inoltre, intervengono molte cose difficili da misurare: la capacità di persistere in un obiettivo (così come quella di abbandonare un progetto infruttuoso), condizioni economiche e sociali favorevoli, la disponibilità a prendersi dei rischi sensati, la curiosità verso le novità, l’apprendimento continuo, la gestione efficace del fallimento e un pizzico di fortuna.


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