Quello che i mediocri copiano e i creativi rubano

“Gli artisti mediocri copiano, i geni rubano” si dice sia una frase Picasso. In realtà, non sappiamo se l’abbia detta il grande pittore spagnolo. Di testimonianze dirette, o tracce scritte, non ce ne sono. Ad ogni modo, il dibattito sul “copiare” é molto precedente a Pablo Picasso e se ne continua a parlare anche oggi. Piero Trellini, in questo articolo molto interessante, ha ricostruito la storia di questo celebre aforisma scoprendo che nel tempo é stato attribuito a diversi artisti e pensatori.

Anche Steve Jobs, ad esempio, l’ha pronunciato a proposito della straordinaria innovazione portata ad Apple nel mondo dell’informatica. ll suo “furto” era la versione embrionale, sviluppata dalla Xerox, dell‘interfaccia grafica che poi è stata adottata da tutti i personal computer. L‘intervento degli ingegneri di Cupertino è stato determinante nel trasformare quello che nelle mani di Xerox sarebbe, probabilmente, rimasto soltanto un esperimento.

Oggi voglio ragionare su questa frase e spiegare perchè i grandi artisti non rubano, ma re-inventano.

Cosa significa copiare

Parlare di furti nella creatività assomiglia a camminare su un terreno scivoloso. Il confine con il plagio è spesso difficile da stabilire. Tanto è celebre l‘aforisma di Picasso (o di Stravinskij o di chiunque l‘abbia davvero coniato), tanto può essere male interpretato. Il rischio, e a volte purtroppo succede, è servire su un piatto d‘argento una giustificazione per copiare pari pari il lavoro degli altri. Tanto, se lo fanno i grandi artisti…

Dal mio punto di vista, copiare è di per sè meschino ed è la sconfitta della propria creatività. Se leggi questo blog è perchè vuoi coltivare il tuo pensiero creativo, giusto? Allora, evita sempre queste trovate piccole piccole. Copiare non ci rende migliori e, di solito, non ci porta molto lontano.

Un aneddoto personale

Scrivendo questo blog cerco spesso fonti di informazione o prendo spunto da altri siti. E’ legittimo farlo e non significa copiare. Un link o una citazione diretta la metto sempre e, in ogni caso, non mi permetterei mai di copiare l‘articolo di un altro blogger. Che senso avrebbe? Non ne faccio solo una questione etica, ma di sviluppo e fiducia nelle mie capacità.

Nel momento in cui mi trovassi a postare un contenuto di qualcun altro, mi sentirei inadeguato. Sarebbe come se mi mettessi davanti a uno specchio e mi dicessi “non sono capace di fare qualcosa di mio”. Piuttosto, aspetto fintanto che non ho qualcosa da scrivere. Sforzarsi per creare qualcosa di originale ci rende senza dubbio più creativi e capaci di produrre qualcosa di davvero personale. La creatività, come ogni altra abilità, va esercitata. Sarebbe un peccato rinunciare all‘opportunità di mettersi alla prova.

D‘altra parte, mi è capitato già due volte di trovare dei miei articoli copiati, ripresi cioè quasi per intero – parola per parola – con qualche piccola variazione. Che dire, suona ironico prendere un articolo sul pensiero creativo, cambiare solo qualche frase e il titolo, e poi ripubblicarlo mettendoci la propria firma.

Anche se applico il copyright sui miei articoli, sono ben consapevole che non siano capolavori che la gente brama di copiare. Figuriamoci. Si tratta, invece, del mio tempo libero speso a raccogliere spunti e scrivere in modo gratuito (su questo blog non trovi pubblicità e nemmeno link di affiliazione che rimandano a libri o altri prodotti da acquistare online) che qualcuno si appropria in modo furbo per il proprio sito. Niente di grave, per carità. In entrambi i casi ho contattato gli autori via email e dopo vi racconto come è andata a finire.

Cosa significa ispirarsi

I mediocri copiano, e su questo non ci piove. Sostenere però che i grandi artisti rubano rischia di semplificare, e tanto, quello che i geni fanno con il materiale degli altri. C‘è una differenza enorme tra il copiare e il prendere ispirazione. E‘ infatti doveroso, per ogni artista o pensatore creativo, conoscere il contesto in cui ci si muove. Uno scrittore, ad esempio, non può sottrarsi dal leggere altri autori. Ne prende spunto e anche vantaggio.

Ogni grande genio, è bene ricordarlo, passa una parte considerevole del suo tempo a osservare quello che lo circonda e quello che fanno, o che hanno fatto in passato, altri come lui. Serve per costruirsi una solida base e per trovare la propria strada. Fa parte del duro lavoro necessario a creare qualcosa di nuovo.

Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

– Bernardo di Chartres, citato da Giovanni di Salisbury in Metalogicon, (III, 4) –

Grazie all‘eredità che ci hanno lasciato i giganti della creatività possiamo vedere molto più lontano. Se è vero che si parla tanto di rompere le regole, è anche vero che per farlo bisogna prima conoscerle e poi padroneggiarle. Diversamente, si rischia di cadere nella presunzione di essere unici e migliori, di fatto autocompiacendosi, rifiutando un confronto costruttivo con quello che già esiste.

I geni rubano per trasformare

Gli studenti di arte copiano, per esercitarsi, le grandi opere. Allo stesso modo, i giovani musicisti suonano e risuonano i pezzi che hanno fatto la storia della musica. Gli scienziati studiano teoremi e principi che sono il fondamento della loro materia, così come i giocatori di scacchi imparano a memoria le partite dei campioni che li hanno preceduti. E potrei continuare con altre mille esempi.

Lo studio e l‘esercizio sono passaggi fondamentali per coltivare la propria creatività. Ripercorrere le orme dei maestri, capirne la grandezza e sviluppare le stesse abilità tecniche, rende il proprio bagaglio solido e ricco di spunti e sfumature. Tutto questo, però, non rende uno studente un genio della propria disciplina.

C‘è un passo ulteriore, che differenzia un mediocre da un grande artista: la capacità di trasformare il materiale “rubato” in qualcosa di nuovo e dotato di senso. Reinterpretare e ricombinare l‘esistente è il vero contributo creativo del genio che lascia il segno. Il suo marchio distintivo è vedere nuove potenzialità in quello che tutti hanno sotto gli occhi. Altrimenti, si tratta di pallide imitazioni, senza personalità e che presto verranno ricoperte dalla polvere. Il dimenticatoio, del resto, è la giusta condanna per gli artisti mediocri (artisti in senso lato, il discorso vale anche per imprenditori, scienziati e così via).

Certo, esistono anche plagi che ottengono successo. Qui trovi una galleria, curata dalla rivista Rolling Stone, con 10 canzoni che hanno, come minimo, un grande debito con il passato. E‘ bene ricordare, tuttavia, che gli artisti citati in questa top ten hanno fatto anche molto altro. Non devono il loro successo soltanto a una canzone.

Che fine fanno (a volte) i plagi

Infine, l‘epilogo dei due plagi che ho scoperto a mio danno. Ripeto, si tratta di sciocchezze, ma credo che facciano capire quanto spesso si rivelino inutili. Nel primo caso, l‘autore non mi ha mai risposto. Dopo qualche mese, però, ha smesso di scrivere sul suo blog e oggi l‘indirizzo non più raggiungibile. Immagino che non avesse molto da dire e che si trattasse solo di un espediente, inutile, per pubbilcare qualcosa di nuovo. Nel secondo caso, anche se non ho ottenuto risposta, la pagina è stata rimossa.

Spero che entrambi gli autori, visto che volevano scrivere di creatività, almeno un pò di vergogna l‘abbiano provata.

Photo credit: MartinHarry.

Quello che i mediocri copiano e i creativi rubano ultima modifica: 2018-12-17T15:45:52+00:00 da Alessandro Milani

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Commenti (4)

  1. Giampiero 2018-12-22
    • Alessandro Milani 2018-12-23
  2. Cinzia 2019-10-24

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