Creatività combinatoria: come giocare con le combinazioni

Creare qualcosa di nuovo significa combinare elementi diversi in modo inaspettato, eppure dotato di senso. La creatività, in estrema sintesi, funziona così. A questo proposito, Umberto Eco nel 2004 ha tenuto una lezione intitolata Combinatoria della Creatività, analizzando quel processo a tratti misterioso che si conclude con il botto (Eco, in modo più accademico, ci parla di creazione di qualcosa che prima non esisteva).

Umberto Eco, attraverso una girandola di citazioni colte e riflessioni illuminanti, segna un punto importante: il nuovo si crea a partire dall’esistente. Si mescolano e si riordinano materiali vari fino ad arrivare a qualcosa che funziona e ci sorprende.

Ogni singola cosa che percepiamo come innovativa, e rivoluzionaria, affonda sempre le proprie radici da qualche parte. Vale ricordarlo non tanto per ridimensionare il talento di artisti, imprenditori, scienziati e pensatori creativi di ogni tipo. E’ utile ragionare in termini di creatività combinatoria, piuttosto, per comprendere il loro genio in modo lucido e alleggerito da stereotipi.

Creatività combinatoria e il gioco delle combinazioni

Jacques Hadamard, matematico francese, nel 1945 stava ultimando un libro per raccontare come nascono le scoperte matematiche. Il suo scopo era mettere in luce i meccanismi psicologici del pensiero che produce scienza, confrontando le esperienze di molti ricercatori.
Albert Einstein gli scrisse una lettera, rispondendo alle domande a cui l‘autore francese stava tentando di dare risposta. In particolare, secondo il celebre premio Nobel per la fisica, il pensiero produttivo è il risultato del gioco combinatorio di immagini e segni che avviene nelle mente dello scienziato. Questa girandola colorata, però, si arresta ben prima di essere in grado di stabilire una connessione logica che possa essere comunicata ad altri. Siamo ancora a un livello intuitivo.

Se è vero che la traduzione in qualcosa di comprensibile arriva in un secondo momento, è anche vero che una logica tra gli elementi combinati esiste. La creatività combinatoria non è fine a sè stessa, altrimenti sarebbe caos inutilizzabile.

Henri Poincaré, matematico francese noto per le sue scoperte e per le riflessioni sul metodo scientifico, nei primi del ‘900 aveva già definito la creatività come la capacità di scegliere la migliore combinazione utile a uno scopo. Il talento è coglierla oriendandosi nel bel mezzo di una miriade di possibilità.

Combinare… sì, ma che cosa?

La creatività combinatoria è un meccanismo tipico della nostra mente: mescolare elementi diversi è una capacità che abbiamo tutti. Hai presente quando scrivi o parli? Prendi pezzi di linguaggio e li metti uno in fila dopo l’altro. Ogni discorso che fai è diverso dal precedente, con risultati diversi. A seconda del messaggio che vuoi dare, puoi emozionare o spegnere l’entusiasmo, parlare del più e del meno o raccontare una storia, che può inchiodare il tuo ascoltatore/lettore o farlo sbadigliare. Con un certo numero di parole (che sono un numero finito, perché condividiamo una lingua con vocabolario e grammatica predefiniti) metti in moto la comunicazione con un’altra persona.

Il pensiero creativo funziona allo stesso modo. Hai un obiettivo da raggiungere, e tieni sempre ben presente questo aspetto, e con quello che hai a disposizione ti metti all’opera. Se ti manca qualcosa, puoi sempre andarlo a cercare. Basta guardarsi intorno con curiosità. Romanzi, film, canzoni, se ci pensi, vengono costruiti proprio così. Nel modo scientifico accade la stessa cosa. Un scoperta apre le porte a quelle che verranno dopo, in una catena infinita che lega tutto il sapere umano. Einstein, ad esempio, ha combinato in modo originale i concetti di energia, massa e velocità dalla luce nella famosa equazione E=mc2 (l’energia è uguale al prodotto della massa per il quadrato della velocità della luce).

Da qui una riflessione importante: più elementi hai raccolto nel tuo bagaglio di esperienze e conoscenze, più le tue potenzialità si amplificano. E’ la logica combinatoria. Se aumenti il numero di pezzi, aumenta il numero di combinazioni possibili. Non solo. Più la fonte da cui attingi è variegata, tanto più il risultato finale sarà sorprendente.

Resto sempre affascinato dalla varietà di interessi, hobby, incontri, esperienze vissute che si scoprono nelle vite dei pensatori creativi.

Incontrare (e ascoltare) le persone

Martin Ruef, sociologo e ricercatore universitario americano, nel 1999 ha condotto una ricerca sulla capacità di innovare. Intervistando 766 giovani imprenditori che avevano frequentato la Stanford University, ha cercato di misurare la loro capacità di produrre nuovi brevetti o lanciare nuovi prodotti. Tra i vari elementi analizzati, c‘era anche la rete sociale in cui questi imprenditori erano inseriti.

I risultati ottenuti hanno dimostrato che le menti più creative erano quelle che spendevano meno tempo con i colleghi e gli amici, e molto più tempo frequentando persone distanti da loro, compresi i perfetti sconosciuti. La loro capacità di mettersi in contatto con persone con background differenti, per scambiare e raccogliere idee, si rivelava spesso un passaggio fondamentale del loro successo.

Circondarsi esclusivamente di amici, o di persone che la pensano come te, riduce la varietà di stimoli che puoi ricevere. Il conformismo, come già sai, spegne la creatività. Del resto, gli “yes man” sono tra le principali cause dei fallimenti aziendali, come ci ricorda questa riflessione sull‘industria giapponese.

Ispirarsi con la combinazione casuale

Una tecnica interessante, che può essere usata per superare un blocco creativo, è la combinazione casuale degli elementi a disposizione. Nella versione più semplice, si prende carta e penna e si scrive tutto quello che passa dalla mente, senza freni. Si arriva così a una lista di oggetti, colori, sensazioni, idee, soluzioni. Poi, si mescola il tutto accostando coppie casuali di elementi.

Per facilitare il lavoro, si può scrivere ogni singola parole/frase su un post-it e attaccarlo a una parete. Oppure, in alternativa, ritagliare i vari pezzi e mescolarli in modo più o meno consapevole. Puoi, infatti, capovolgere la scritta e mischiare senza sapere cosa uscirà, così come avere tutto sotto gli occhi e organizzare il materiale attraverso libere associazioni.

Questa tecnica è utile per allenarsi a stabilire connessioni imprevedibili tra le cose. Il consiglio, anche qui, é partire con un problema specifico da risolvere o un obiettivo da raggiungere. La casualità fine a sé stessa può essere divertente, ma rischia di rivelarsi improduttiva.

L‘elemento più importante: il (duro) lavoro

Non tutte le sostanze, se mescolate, producono una reazione. Ecco, i creativi assomigliano a degli alchimisti che amano trascorrere le giornate a fare esperimenti nel loro laboratorio. Questo perchè la creatività combinatoria ha bisogno di tempo e di lavoro per dare i frutti migliori.

La combinazione giusta non arriva mai per caso, occorrono molti tentativi e una solida preparazione per saper cogliere, tra tutte, quella che si adatta meglio allo scopo. Trovare una soluzione creativa è un premio al grande lavoro “combinatorio” fatto in precedenza.

La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità.

– Randy Pausch –

Anche raccogliere gli elementi (conoscenze, esperienze, incontri, progetti in apparenza irrilevanti e via dicendo) richiede un certo impegno. Attenzione: impegno non significa solo fatica, lacrime e sangue. Coltivare il proprio pensiero creativo è, sopra ogni cosa, un’attività piacevole che stimola la mente. La curiosità, e la voglia di mettersi in gioco, ci guidano nell‘arricchire il nostro bagaglio personale e nel raggiungere qualunque obiettivo.

Photo credit: by Geralt.


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