Chi ha paura della creatività?

Chi ha paura della creatività? Pensa per un attimo alle persone a cui vengono i brividi davanti alle novità, che magari non si interessano di arte, oppure non leggono, e che vogliono una vita tranquilla. Fatto? Bene, non è così. La risposta è: tutti, ma proprio tutti, hanno paura della creatività. Dal genio totale che scrive il romanzo del secolo, a noi che ci arrabattiamo nei nostri progetti.

Con sfumature diverse, ma siamo tutti sulla stessa barca fatta di ansie e insicurezze. Poi ci sono gli spacconi che negano, o che proprio non hanno dubbi, a cui dedico con piacere il pensiero di Giorgio Armani: “Il creativo sicuro è un cretino”.

Certo, la paura può essere controllata e incanalata verso qualcosa di utile e produttivo. Farsi governare da un’emozione negativa sarebbe un peccato, anche se è umano che succeda e in certi momenti sembra inevitabile.

Cosa intendo per paura

Paura è un parola forte, spesso abusata. Non voglio paragonare la grandi paure, ad esempio per la salute dei propri cari, con il timore di scrivere un racconto poco interessante o di sbagliare l’accostamento di colori in una brochure. Sdrammatizzo: è raro che ti venga un infarto per la cosiddetta paura da pagina bianca (il blocco dello scrittore).

Non intendo nemmeno questo tipo di paura.

Non voglio, tuttavia, banalizzare lo stato d’animo di chi avvia una startup, oppure di chi inciampa in una cantonata che può compromettere una ricerca scientifica da cui dipende la propria carriera.

Anche qui, le sfumature possono essere molte. Più il rischio che si corre è grande, più grande sarà l’incertezza. Maggiore sarà l’effetto destabilizzante di quello che potrebbe accadere, maggiore sarà la tensione che ci accompagnerà, fino magari a bloccarci del tutto mettendo la parola fine ai nostri progetti.

Detto questo, il rapporto tra creatività e paura è complesso. Per semplificare, possiamo individuarne due tipi:

  • la paura che abbiamo di sbagliare con le nostre azioni
  • la paura che ci facciano sbagliare gli altri

Ora mi spiego meglio.

Quando abbiamo paura della nostra creatività

Molte persone sottovalutano, o ignorano, il proprio potenziale creativo. Poi, ci sono anche quelli che lo sopravvalutano, ma sono i cretini di cui parla Armani e non mi interessano.

Chi si sottovaluta, in sintesi, crede di non essere portato per il pensiero creativo. Entrerà in ansia davanti a un compito, o a una situazione, in cui è richiesta una soluzione diversa da un rassicurante standard. Potendo farlo, eviterà quel tipo di situazioni perché ritenute estranee al proprio modo di essere. Non solo. Avrà la profonda convinzione di non poter raggiungere un risultato creativo, dandosi per sconfitto prima ancora di iniziare qualcosa (un quadro, un progetto, un’impresa, un’idea qualunque).

Di solito, queste persone non hanno avuto l’occasione per conoscere meglio se stessi, non hanno idea di che cosa sia la creatività, né si pongono degli obiettivi precisi (ad esempio, imparare a suonare la chitarra).

Un certo peso lo hanno anche le esperienze passate, scolastiche e familiari. Senza però andare a scomodare la psicologia seria, molto spesso la nostra creatività è frenata da paure in apparenza modeste, ma piuttosto subdole. Su tutte, la paura di sembrare ridicoli oppure di essere messi in un angolo.

Mi riferisco anche a cose piccole piccole (sì, due volte piccole), come ad esempio la paura di fare una figuraccia o di dire quello che si pensa. Attenzione: non c’è niente di male in tutto questo, siamo animali sociali ed è fondamentale rispettare chi ci circonda. Il segreto, che poi non è così segreto, è esserne consapevoli e restare lucidi. E, soprattutto, non farsi governare da cose piccole piccole.

Quando abbiamo paura della creatività degli altri

Nel 2011 è uscito un interessante studio scientifico, The Bias Against Creativity – Why People Desire but Reject Creative Ideas (Jennifer S. Mueller, Shimul Melwani, Jack A. Goncalo). I tre ricercatori americani hanno indagato sul perchè spesso le persone rifiutano le idee creative, nonostante siano convinte di volerle.

Si tratta di un rifiuto inconscio, molto più comune di quanto si possa credere. Durante gli esperimenti, infatti, è emerso che anche le persone che si ritenevano creative faticavano a cogliere il potenziale di alcune soluzioni, preferendo quelle che esponevano a minor incertezza.

La creatività mette in discussione un equilibrio consolidato, spostandolo da qualche altra parte che non possiamo conoscere in anticipo. Porta con sé una dose di rischio che ci fa sorgere dei dubbi. Ognuno di noi, inoltre, ha un suo equilibrio e non è che muoia dalla voglia di cambiarlo. Motivo? Adattarsi richiede fatica, assorbe energie fisiche e mentali, e apre le porte a un possibile fallimento (ma anche a un successo).

Quando un’innovazione, o una persona creativa, arriva dall’esterno spingendoci a modificare il nostro beato equilibrio, è del tutto naturale mettere le mani avanti.

Quando le persone creative ci spaventano. 1995, René Higuita durante Inghilterra – Colombia (per la cronaca, è finita 0-0).

Anche qui, non c’è niente di male: è una strategia che adottano tutti gli organismi viventi per salvaguardare se stessi dai pericoli. La sicurezza, tuttavia, può diventare un grande limite.

E’ diventata celebre la frase attribuita a Charles H. Duell, dell’ufficio brevetti degli Stati Uniti: “Tutto quello che poteva essere inventato, è già stato fatto”. Correva l’anno 1899.

Oggi ci fa sorridere, ma non è certo un’eccezione. Ken Olsen, nel 1977, disse: “Non c’è motivo per cui una persona qualunque possa avere un computer in casa propria”. Olsen, nel momento in cui pronunciava quelle parole, era alla guida della Digital Equipment Corporation, una delle prime aziende informatiche nate negli Stati Uniti.

La paura, in fondo, ci vuole bene

Le novità ci spaventano. Ogni essere umano convive con questo timore, anche se poi qualcuno riesce a gestirlo meglio di altri, attingendo a piene mani dal proprio coraggio e dalla propria creatività. Esserne consapevoli ci permette di valutare meglio le idee innovative, nostre e di altri, aprendoci a un mondo di opportunità che possono sfuggirci.

La paura può servire, ma mai la codardia.

-­ Mahatma Gandhi –

Non significa, però, che qualunque novità vada bene. La paura può diventare un’amica fidata che ci aiuta nelle nostre scelte, tenendoci alla larga dai guai e dai rischi presi in modo superficiale. Il cambiamento fine a sé stesso è una follia. Diventa soltanto uno slogan buono per i “guru” che manipolano la brama di rivincita delle persone.

La paura che porta all’immobilismo è un limite alla creatività tanto quanto muoversi a casaccio pur di non stare fermi. C’è sempre un confine tra l’apertura mentale e la confusione.

Photo credit: Incygneia.


Condividi (?)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.